Thursday, 31 May 2012

Alice, orme nella neve, fiori

 Ho sognato Alice, e non solo la sua figura, ma davvero la sua personalità.

L'atmosfera crepuscolare, nella quale una malinconia di sottofondo sciamava senza quiete, fino a sfiorare, dal di dentro, la superficie di ogni cosa, più dell'immagine che la mia memoria è riuscita a ricostruire la rappresentava.


Eri ogni singolo aspetto del sogno, non solo la giovane donna accanto a me.

 Assieme camminiamo, salendo una ripida salita simile a quelle della città dove sono nato, ma che egualmente mi ricorda luoghi tra loro distanti, il villaggio in montagna delle vacanze di bimbo e adolescente, il viale che mi portava al campus negli anni del dottorato, le lingue d'asfalto che si dissetano di laghetti dalle acque verdastre lungo i passi alpini.

E' inverno, e un sottile manto di neve ricopre l'asfalto.

Mi accorgo che stiamo seguendo delle orme.

Alla sinistra, dove io sono, leggo le impronte delle scarpe larghe, dalla suola a carroarmato, di un uomo.
A destra, li è Alice, le sagome sottili di scarpette da donna.

Tengo per me i mille significati occulti di una simile visione, ma credimi: sono mille davvero, ed in ognuno ci sei tu.


Conoscerti, incontrarti, ... per me è stato ritrovare in un'individualità diversa dalla mia trame ed intrichi simili a quelli che ho costruito, vissuto, odiato ed infine scelto.

Nella distanza che necessariamente divide due esseri, anche quelli che si intersecano in un punto, soprattutto in quelli che si fondono in un punto, riposa l'ucronia di due esistenze: speranze, delusioni, paure, e sogni. (approfondirò questo concetto che per il momento resta oscuro).

Mi specchio nella tua malinconia come uno spicchio di luna nelle acque scure dell'oceano.

Infine è però il tuo sorriso.

Troviamo in un giardino, oltre un cancello, un cespuglio fiorito, un'abbondanza primaverile di petali rosati, gonfi, grondanti dell'esuberanza della vita, e tu ... tu sei felice.

I tuoi occhi, capaci di catturare le tinte grige e ruvide della stanchezza, della spenta consuetudine, sono i più adatti per individuare, carezzare, assorbire le estemporanee manifestazioni della bellezza.

Io godo più della tua allegrezza che della magnificenza di quei fiori, che pure amo.

Un istante, e mi ricordo che colori perfino più sgargianti io vedo ogni giorno, uscendo dall'università, nei giardini che offrono al mezzogiorno i semi più preziosi.

Vorrei allora prenderti per mano, riscoprire in noi dei ragazzini, correre alla fermata dell'autobus, iniziare da subito a dirti tutto, tutto quello che già sai.

Ma non c'è tempo.

Il sogno è finito.

5 comments:

  1. :)
    Le impronte mi ricordano una poesia di D'Annunzio della quale non riesco a ricordarmi il nome...

    Ho deciso di rileggere il "Memorie di Adriano", mi consigli la traduzine migliore? :P

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  2. Dolce notte Gio! :)) ...senza esagerare!! :)

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  3. Buon fine settimana!
    bacio

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  4. Che giornate folli Sara!!! Non si esagera mai con Alice! Buom weekend anche a te!

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