Wednesday, 9 May 2012

5 minuti


Questo messaggio si compone di due unità indipendenti.
Le fondo assieme perchè tu forse saprai individuarne un'unità intrinseca.


Per prima cosa di te dovrò innamorare i piedini, perchè tu non fugga lontana, perchè ti riportino da me.

Poi le mani, che trasformino i ceffoni in carezze, che non mi respingano più ma cerchino le mie, che si prendano cura di me, che graffino la schiena quando il brivido ti traverserà, che mi guidino quando saremo muti.

Le labbra sussurrino null'altro che gemiti.

...

Ho letto della confessione di una ragazza.

Parlava di quell'unica volta che ha fatto sesso con un tipo dopo neppure cinque minuti che l'aveva conosciuto.

La guidava il dolore: ne uscì accresciuto, e concepì forse vergogna, rimpianto.

5 minuti.

Non nego che il vanto della conquista di una preda in cinque minuti sia allettante, soprattutto per uno come me, sognatore, cultore della grazia, curioso del sesso.
Non nego che vorrei appartarmi con ogni bella ragazza semi sconosciuta, nel cesso di una discoteca, in una stanza di motel, in ufficio quando tutto è deserto, per scoparmela.

A patto che sia una ninfomane, è ovvio.

Ora ti parlo d'altro.

Non ti chiedo di credermi, ma di capirmi.

Non ricordo un giorno della mia vita in cui il dolore non sia stato presente.

Quello cronico è ormai solo un fastidio, non me ne lamento, ma si somma ogni ora che passa, e quello che mi sorprende non è estraneo quanto vorrei.

Per uno come me l'amore, il sesso, sono soprattutto sollievo, balsamo, formidabili antagonisti del dolore.

E' degradarne la natura?
E' metterli in relazione gerarchica di inferiorità rispetto la malattia?

Forse, ma non mi è dato di scegliere, solo di sentire, fortissimamente, e viverne le conseguenze ossessionanti.

Non credo ci sia forma d'amore a me più congeniale o familiare che quella che si sostanzia in contrapposizione al male, che d'esso si nutre: l'ho costruito a modo mio, è il mio modo d'amare, ed è testardo e coriaceo.

Allora l'amore dopo cinque minuti, se è la disperazione, il pianto, una delusione ad averti vinta, sarà forse il più profondo che potremo mai vivere, chè a nessuno mi sento vicino come nel momento in cui la sofferenza sbaraglia la decenza, spoglia d'ogni cosa, prende forma di contrazione, singhiozzo, pelle d'oca.

Nei cinque minuti non posso credere, chè non sarò mai li, dove una ragazza triste e profonda, amabile come quella di cui ho letto una confessione grondante di malinconia, starà inventandosi una distrazione.

Ma tu cercami quando le lacrime righeranno il tuo viso.

Sarà amore.
Sarà diverso quanto diversi ci avrà fatti il male.

Sarà un fiore del male.

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