Saturday, 21 April 2012

Un'esistenza eccezionale


 La mia è sicuramente un'esistenza eccezionale, e ravvisare in questa affermazione anche solo un atomo di presunzione è davvero non conoscermi.


Ciò che rende questa vita unica non è un'eccellenza, talento naturale o virtuosismo frutto di applicazione metodica ed esercizio, quanto piuttosto l'ampiezza della distanza tra ciò che sono e ciò che sarebbe ragionevole attendersi da uno nelle mie condizioni, un infermo, uno che il la presa irrigidita di un artiglio ha tenuto aggrappato alla vita.

Non ci penso quasi mai, ho deciso di non prestarvi attenzione, tuttavia ne sono ben consapevole: il male, che da tempo conosco solo come cronica debolezza e monotona sofferenza, potrebbe tornare un giorno feroce, e come è stato in passato pretendere il ruolo di padrone, di fuhrer, di questo moto browniano che chiamo 'vita'.

E forse solo la morte, che potrebbe capitare ad un attimo qualsiasi, l'aggressione di un aneurisma inatteso, la banale manifestazione acuta di un semplice incidente con le medicine, l'insorgere di qualche conseguenza della mia condizione non propriamente presa in considerazione e sottovalutata fino ad allora, può contendervi quel ruolo di criticità che in una vita diversa, normale dovrei forse dire, sono anche avvenimenti lieti, l'amore, la nascita di un figlio, ad esercitare.


Una crisi, sarà forse impossibile individuarne i segno precursori, chè di giramenti, di improvvisi appannamenti della vista ne ho già, ed ecco che paghero' di colpo, tutta assieme, la follia dell'essere qui, solo, lontano da casa.

Una follia che mi è d'altra parte necessaria, come lo è una droga, seppur nociva, ad un tossicodipendente.

Il lavoro a ritmi pesantissimi, le preoccupazioni, la manutenzione della casa, tutte attività che aggravano certamente le mie condizioni, e davvero arrivo alla sera a volte con la schiena distrutta, la testa che è una spugna putrida e gonfia, e gli occhi ridotti a globi ruvidi e secchi dalla lunga esposizione alle luci dei monitor, non svolgono un ruolo diverso che quello delle bende, dei bisturi, degli antibiotici che sfinivano e tenevano in vita il bimbo, o almeno il corpo di quel bimbo, che sono stato.

Non chiedermi se ne sia valsa la pena.

Dimmelo tu piuttosto.

4 comments:

  1. Gio.. io ho una signora che mi aiuta tutti i giorni!
    Comunque sono stanca di soffrire..vorrei riposare finalmente in pace!
    Ti prego non facciamoci del male più di quanto...altri l'anno fatto a noi! :(
    Ho chiuso il blog..ci sono troppi "folli" mascherati bene nelle blogsfere.
    Voglio crede nelle brave persone, ci saranno sicuramente, ma io ne ho davvero conosciute poche!
    Un bacio
    Sara

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  2. Hai il mio indirizzo e-mail Sara.
    Scrivimi!

    Gio

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  3. I pensieri di morte mi accompagnano da sempre. Nessuno di noi può sapere quanto forte sia la sofferenza dell'altro, e io non so nemmeno nulla della tua storia personale. Di sicuro conosco i tuoi scritti e riconosco in essi una sensibilità, una forza, spesso anche nella debolezza, che è difficile trovare altrove. E io non sono una buona scrittrice e spesso non riesco a farmi comprendere e non riesco a dire tutto ciò che vorrei.
    Comunque queste foto che ti scatti sono fantastiche, le avevo già viste qualche settimana fa prima che tu le eliminassi. Bene...volevo dirtelo....un bacio

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  4. Ormai il dolore che provo è ordinaria amministrazione rispetto quel che mi ha tormentato da bambino, ed è da anni che la mia carne non conosce il bisturi, ma quel tempo ha lasciato più che un'impronta: mi ha plasmato quasi interamente, e davvero faccio fatica, oggi, a trovare in me una spigolatura di carattere, un'insicurezza intima, una risoluta indifferenza, che non affondi in quel tempo le sue radici.

    Kam, ho scoperto ieri che scrivi ancora. Non so come mai, ma blogger non mi segnala più gli aggiornamenti del tuo blog (problema che mi è capitato anche con altri, anche se raramente).

    Un giorno mi piacerebbe trovare una modella e un fotografo con il quale fare un po' di ritratti: quelli che vedi sono osceni, frutto di autoscatti con macchine da due soldi e senza alcuna conoscenza tecnica :D

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