Tuesday, 3 April 2012

'That's the best possible reason', Third Part

Mi trovavo di fronte ad un antropologo, un visiting professor di passaggio all'Universita'.

L'Italiano, mi disse, l'aveva imparato nei 10 anni passati a Roma, e la piu' ovvia, o forse inappropriata delle domande, non la trattenni' nella pausa tra un pezzo ed un altro, 'what have you been doing in Italy for 10 years?', trovo' su quel viso serio ed impenetrabile un'impercettibile espressione di sorpresa cui segui' una risposta affrettata, 'it's too long to tell', sfumata nelle prime note di una nuova canzone, e precipitava cosi' di nuovo il silenzio tra quei due sconosciuti che eravamo noi, e si presentava simultaneamente l'occasione perfetta per interrompere un discorso che sfiorava forse un argomento delicato, o invece un'opportunita' per riflettere su quelle parole scambiate senza troppe cautele, e tuttavia non respinte ma solo scansate, come per poterle osservare meglio, di nascosto, serenamente.

PS:

Sono stanco morto e non ho internet a casa.
Continuo domani!

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