Thursday, 26 April 2012

Pensieri sulla morte

Era stata probabilmente una giornata qualsiasi fino a quella telefonata.
La mano aveva appena sollevatola cornetta, che già sgorgava l'angoscia, come sangue da un'arteria recisa ... 'Sta morendo dottore, presto!'.

Spesso chiamavano a casa i pazienti del babbo, e quell'abitudine, se sicuramente ha giovato a molti, tanto stress, angosce continue, preoccupazioni irrisolte cagionava a noi figli, a noi bambini.


Se dall'altra parte del telefono era uno dei pazienti con turbe psichiatriche, si rimaneva scossi dal tono della voce alterato da crisi d'astinenza o di nervi, se invece chi chiamava era semplicemente un inopportuno, la noia era quella di dover andare a cercare il babbo, o prendere appunti e poi ricordarsi di far presente l'accaduto, ma se c'era l'emergenza dall'altro capo del telefono, una stilla acuminata e fredda subito precipitava giù nel cuore, e di corsa, magari gridando, ti precipitavi in giardino, o in camera, o dovunque 'il dottore' poteva trovarsi.

Non essere così severa, non mettere sulla bilancia il male e l'indisponenza di un adulto: ti sto parlando di bimbi di sei, sette anni alle prese con un mondo, quello della malattia, cui un genitore decise di non nascondere o forse, data la sua professione, non potè celare i propri figlioi.

Con gli anni arrivò l'abitudine, la freddezza, a volte la malizia: se a rispondere era un fratello, e la faccenda era solo noiosa, la si liquidava con un 'te lo gestisci tu', rivolto al malcapitato che aveva alzato la cornetta e si sarebbe dovuto sobbarcare l'incombenza, ma nell'infanzia si è impreparati, impressionabili e, dopotutto, sensibili come mai più si è nel resto della propria esistenza.

'Sta morendo dottore, presto' mi disse quella voce femminile deteriorata dal pianto.

Passai il ricevitore subito al babbo, stavamo forse pranzando, e tutto finì in pochi istanti.

Con una calma che quel giorno mi stupì, senza panico, prese la sua borsa e s'incammino giù dalle scale.

Poi avrei capito: il sofferente era anziano, si aspettava da un momento all'altro la sua morte, e tuttavia quell'intrusione, violenta come può esserlo solo la prima, di quella nera parola, trafisse quel bimbo fino ad allora ingenuo.

Fu questione comunque di attimi, e da allora nè mi ha angosciato il concetto di questa inevitabile sorte, nè ad essa associo, per prima cosa, paura o sofferenza, nemmeno quando si riferisce a persone amate già polvere, nemmeno se la vedo avvicinarsi ad un vecchio zio amato, ad una persona amata.

E' soprattutto durante l'insonnia che, ritrovandomi a vagare nel vasto mondo dei ricordi e dei volti che li popolano, mi  ricongiungo con quel bimbo spaventato ed alle ombre di chi non è più.

Ma l'adulto che sono ha sviluppato quella paura in qualcosa di più articolato, e che ha nell'affetto il suo capo: se ipotizzo uno scenario di questo genere, prima del dolore, lacerante, odioso, che reclamerà le mie ultime lacrime, è la tenerezza che mi lega a quel dato individuo a gonfiarmi il cuore, a farlo battere con violenza.

Così il pensiero della morte davvero discrimina tra conoscenze, frequentazioni piacevoli, amicizie, amore.

Ho sognato ancora i nonni, ieri notte.

La malattia e la vecchiaia avevano fatto dei loro corpi, che riposano da quasi vent'anni nelle teche che sottraggono alla madre terra i resti dei suoi figli, delle statue immobili, eterne, incorruttibili.

Così sono i miei ricordi, e attendo di incontrarli un'altra volta per perpetuare e rinsaldare quella catena che, se ognuno di noi è anello, imprigiona e tiene unita l'intera umanità.

6 comments:

  1. I pensieri di morte ultimamente mi accompagnano spesso. Proprio ieri ho acquistato l'ultimo libro di Delphine De Vigan "Niente si oppone alla notte" che parla della storia della madre della scrittrice che si è suicidata due anni fa all'età di 63 anni.

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  2. E' una misura dell'amore che abbiamo della vita quell'attimo di batticuore!

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  3. sì...è così....in pochi lo capiscono.

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  4. Mi illudo che tra questi ci siano i miei cari.

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  5. La morte è sempre con me. Mi aiuta a vivere.

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