Tuesday, 10 April 2012

Non esistere

Si sorprendono, quelli coi quali capita scambi quattro chiacchiere, della mia facilita' nel discutere con la medesima familiarita' e scelleratezza di fica, morte, Amleto, malattia, viaggi, arte.

Rimangono scossi, disturbati a volte, dalla mia capacita' di esplorare ogni gradazione dello spirito, e una grassa risata accompagna un sorriso sardonico, e piombi nell'oscurita' dopo aver assaporato i frutti proibiti, e di nuovo sei alla merce' dei flutti.

Si meravigliano, e con questo intendo dire che non mancano di farmi notare, credo sia garbo il loro, benche' privo di tatto, che uno come me non ha bisogno dell'alcool per liberarsi di quell'ingombro che e' la timidezza, che' davvero non e' a me necessaria alcuna sostanza per dare parola a quello che e' dentro e osserva, patisce, medita e infine sputa.

Io li ascolto e sorrido.

...

Ma quale timidezza, ma quale sicurezza.

Qui e' la morte che ha preso il sopravvento.

Io non so li a quel tavolino.

Un'immagine tridimensionale, quella del cadavere che un tempo sono stato, e null'altro rimane di me.

Nulla.

2 comments:

  1. Sei quello che un credente chiamerebbe fantasma e quello che un eretico chiamerebbe miracolo!

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  2. e quello che un becchino, un medico, un censore di buon senso chiamano cadavere.

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