Friday, 13 April 2012

Lettera ad un'amica

Amica mia,

Ieri notte, rivivendo un'ennesima volta cio' che spesso mi capita quando l'indulgenza dell'annebbiarsi della ragione oscura il mio senso critico, ho costruito un pensiero che oltre la sua natura m'appariva dolce, malinconico, e le parole che scendevano a catturarne l'essenza erano, l'avrei giurato, le piu' adatte.

Ho avuto la tentazione di prendere carta e penna, o il telefono, per scrivere, per evitare di perdere quelle immagini che avrei voluto donarti.


Scioccamente, convinto che non le avrei dimenticate, ho lasciato correre, ed ora ne sono orfano.

Mentre ero cosi vinto dalla meraviglia, ho avuto una visione addirittura violenta: ero nel salotto di casa mia, e il babbo dormiva sul divano.

La sua immagine di uomo che dopo una vita di lavoro pesantissimo e' ora esausto, racchiusa in quella deI suoi capelli ormai grigi, quasi bianchi, dei baffi folti, del faccione buono e burbero ... mi ha trafitto.

Mi ha trafitto li dove c'e' qualcosa che non so che nome abbia, ma forse e' proprio il cuore.

2 comments:

  1. A volte le parole dovrebbero essere letteralmente intrappolate

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