Friday, 27 April 2012

La violenza sulle donne

La lettura di un fatto di cronaca nera, l'ennesimo omicidio perpetrato a danno di una giovane donna da un compagno geloso e violento, non si arrischiano oltre i giornali nel definire questo cane bastardo, questo vigliacco gonfio solo di se' stesso e senza cervello, privo d'anima, mi ha gettato nello sconforto.


Non e' colpa della cocaina, troppo facile comunque assegnarvi un ruolo di attenuante, quando invece  questo dettaglio aggiunge alla violenza un velo ulteriore di depravazione: e' un problema, fondamentale, di educazione.

Torno sui miei passi, e riconosco in quella descrizione che ho dato sopra, cane bastardo, vigliacco, un errore, un'approssimazione grossonala, la stessa di chi include la cocaina nel novero dei protagonisti di questa vicenda.

Non e' nel momento del delitto, a questo io, come ogni altro, associo quei commenti severi, che si manifesta il problema, ma nelle ripetute angherie date quasi per scontate o sottointese necessarie, nella definizione unilaterale di ruoli e competenze, insomma nelle costrizioni accettate in virtu' di leggi non scritte, nella zona grigia delle violenze che non lasciano traccia visibile e delle quali forse sono complice io stesso con la mia superficialita' di sognatore.


La donna non e' un oggetto, non e' proprieta privata, e se non incarna l'idea che ne abbiamo, ed in questo concetto confluiscono le muse dalle caviglie sottili e l'animo etereo che posso costruire io nelle visioni malinconiche e crepuscolari, o la compagna cui appoggiarsi nei momenti difficili che un altro puo' sognare, e perfino lo status symbol che altri cercano, non si ha che da fare una cosa: adattare l'immagine alla realta', adeguare, modellare, e scoprire forse nella femminilita' autentica quel senso nuovo che dopotutto e' il mistero stesso delle donne.

Cosa sono queste se non parole, parole, parole ...

Parole che non sono nulla contro le botte, gli schiaffi, le urla, le minacce.

4 comments:

  1. poco fa ho sentito parlare del crimine a cui tu ti riferisci, in una trasmissione della rai (La vita in diretta) e mi veniva il magone a pensare che in programmi come quello viene esaltata quotidianamente la figura della donna manichino-scopino-pupazzino nelle mani di chi capita; salvo quando ci sono questi eventi far parlare gli esperti che dicono no, non si deve pensare che la donna sia qualcosa che si possiede.
    Eco mi fa schifo tutto ma pure queste sono solo fottute parole

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  2. Max VertulloApril 28, 2012

    Il problema e' un altro.... La violenza nasce dalla ignoranza di chi non riesce ad utilizzare altri strumenti per comunicare ma ha bisogno cmq di un complice! Ed il complice e' sempre lei: la vittima! Donne che vengono minacciate, picchiate ed infine uccise.... Ma come? Poverine.... Io non posso crederci. Io non voglio crederci.... L'atto estremo e' solo la fine di un calvario, calvario che eppure deve aver avuto un inizio. Se io, donna, alla prima-seconda uscita dovessi vedere questo tipo che fa solo il gesto, con una mano, di minacciare oppure di colpire, allora lo lascerei li' sulp osto e me ne andrei.... Non sarebbe necessario arrivare allo schiaffo oppure alle minacce: e chi gli darebbe mai il tempo di farlo? Ma purtroppo ci sono donne che, pur di avere uno straccio di compagno accanto, subiscono di tutto.... E se poi il signor conte Dracula, che abita nel castello in Transilvania, dalla pelle biancastra, l'occhio iniettato di sangue, dovesse "improvvisamente trasformarsi in un vampiro" allora e' la vittima ad essere meritevole di venir morsa per non aver VOLUTO vedere la realta'....

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  3. Max, concordo sulla prima parte, ma per quanto riguarda la complicità devo dissentire.

    Se la qualità necessaria per reagire fosse alla portata di un individuo medio, non avremmo la criminalità organizzata, nè dittature, nè bulli di sorta.

    Il ritratto che tu componi penso si possa applicare solo ad una parte minima di questi casi.

    Grazie comunque per il tuo spunto.

    A presto,

    Gio

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