Wednesday, 25 April 2012

Etichetta

 Come ci si debba comportare in società ormai non l'insegna più il Galateo, quell'invenzione Italiana vecchia di cinque secoli che ha dato un nome aulico alla buona educazione, che forse proprio perchè remota già in quell'epoca andava rinvigorita con un nuovo appellativo, ma che dal sedicesimo secolo in poi, sfumata la novità, la moda forse, è tornata nell'oblio, e oggigiorno giace in disuso, dimenticata tra le pagine sbiadite di un libro polveroso.

Macchè!

...

Come inizio, te lo confesso, è assolutamente fuorviante, e non è raro lo siano i miei: volevo scrivere qualcosa, godere della creazione di un pensiero, e mi sono servito di una frase nata senza logica nella mente, 'come ci si debba comportare in società', prodotta come una scintilla da una frizione imprevista, per dare inizio ad una riflessione che ancora si sta sviluppando.

Ne provo un piacere non dissimile da quello che ci pervade quando, la lingua arsa, secco il palato, un bel sorso d'acqua innonda la gola.

Se credi ch'io stia dando forma ad una filippica contro i costumi volgari del nostro tempo, ne hai ben donde dato l'incipit, ti sbagli di grosso: la maleducazione non comporta semplicemente villania, rudezza, ed è su questo che io voglio soffermarmi.

La maleducazione, che è dopotutto il seguire gli istinti più bassi, dare voce al becero, all'insolente che è in noi, ha si come conseguenza quei tratti deplorevoli che ho per sommi capi elencato sopra, ma soprattutto equivale davvero a non usare il cervello, a lasciar ammuffire le celluce grige, a preferire la linea retta ad ogni curva, perfino se lungo il segmento tra A e B c'è un precipizio, un ostacolo insormontabile, e invece lungo una curva appena accennata, una distesa pianeggiante, solare e fiorita.

Ascoltando i proclami dei politici, gli agitatori di scenari apocalittici in caso un qualunquista potrà alzare la sua voce in parlamento, quando è da addebitare a loro stessi, a tutti loro, il disastro, il declino che stiamo vivendo, non posso fare a meno di pensare che l'esercizio dello spirito critico, analisi quantitativa, satira graffiante, sottile dialettica, siano alieni a troppi in Italia, chè altrimenti insulti e argomenti, tonnellate, sbricolerebbero le sparate di questi meschini.

'Usala quella testa che il padre eterno ha dato anche a te!'

Così mi insultava il babbo, e quei rimbrotti, quasi mai severi ma lo sembravano davvero per quel bambino cocciuto e miope che ero (mi fioccavano sul capo se ad esempio andavo a sbattere contro una vetrata!) mi hanno obbligato a non modellare il mio pensiero a quello di un altro, chè l'altro ci vedeva, io no, nè di adattare esigenze, desideri, progetti, a quelli di chi mi circondava, che loro potevano fare x, y, z.

Il risultato?

Sono un rompicoglioni che scrive cose senza senso, senza capo nè coda.

E che sorride quando tu, amica mia splendida, per un istante, da lontanissimo, mi pensi.

4 comments:

  1. Dovresti sorridere parecchio, siamo in parecchi a pensarti :)

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  2. Oggi ad esempio sorrido :-)

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  3. Sorrido anche io, perche' sorride Gio'. :)

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  4. Decisamente oggi sto sognando ad occhi aperti!

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