Friday, 27 April 2012

E poi ...

Chissa' da dove piomba giu' la tristezza.

La senti, e ti rammarichi se li dove sarebbe scivolata un giorno una lacrima, sfrega ingannandosi la sottile guaina di pelle, s'apre e chiude veloce la palpebra, che' ora quella se ne resta, come una parola trattenuta in gola e che la paura inghiottisce, nella sua sede oculare.


E' negato quel balsamo, lo spandersi dolce,  sulla superficie dell'occhio, della goccia morbida, testimonianza dell rinnovarsi della fiducia, della certezza nella propria umanita', che in fondo ritroviamo quasi sempre nella capacita' di sentire il dolore e di esserne scossi.

Cosi inizia il fine settimana.

Mi daro' da fare, proprio come ti ho promesso, e strappero' alla solitudine il tempo necessario a sopraffarmi.

Sabato saranno una visita ai musei, qualche compera, una cena in quel ristorante di cui mi hanno parlato certi colleghi, e poi magari una visita all'Acero Rosso a prendersi cura di me.

Domenica invece, se sara' clemente il clima, consumero' le ore del pomeriggio spellando le suole delle scarpe con una lunga camminata nel bosco, e quando calera' la penombra della sera, io me ne staro' comodo sul divano, e le candele illumineranno le pagine di quel libro che da troppo tempo tengo nel cassetto.

Le consuete pulizie del weekend, se tutto seguira' il canovaccio, mi procureranno un discreto mal di schiena: sara' un ulteriore utensile a mio favore, e cerchero' di smascherare questo mostro infame, che oggi davvero mi appare senza forma alcuna, e che pretende di essere padrone, volubile e insaziabile, di questa esistenza.

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