Saturday, 21 April 2012

Azzardo

 Ho sognato molto ieri notte, e tuttavia di tante avventure, di numerose invenzioni, solo di due episodi sono rimaste le impronte nei ricordi di stamattina.


Mi trovo accomodato su di un divano, in un ambiente elegante ma impersonale, e che dunque non è casa ma luogo pubblico, o almeno di incontro.

Alla mia sinistra una vaga conoscenza dell'infanzia, un bambino vivace dai capelli rossi che vedo adulto, e che un abito su misura, un'acconciatura perfetta, dei baffi ben curati suggeriscono, come l'espressione del viso che oscilla tra serafica e luciferina, abbia fatto fortuna, mentre alla destra, sprofondato nella sua stessa carne, l'odioso Giuliano Ferrara, quel monolite di certezze apodittiche, quell'utile idiota o sottile farabutto che della sua massa spropositata fa elemento di dialettica, rovesciandola addosso al proprio interlocutore perchè sia essa e non il pensiero a vincere una disputa, soffocando invece che convincendo.

La discussione imbastita da Ferrara è ottusa, vale a dire a tesi predeterminata: vuole dimostrarmi, senza neppure conoscere alcun dettaglio della mia professione, come essa sia una semplice applicazione dell'innovazione tecnologica a idee semplici e antiche.

Io, calmo, espongo il punto di vista che, penso scevro da pregiudizi, ho formato negli anni: è evidente che la tecnologia abbia aiutato molto, non c'è un giorno che non utilizzi un computer, ma il calcolo è una parte modesta di un algoritmo, e la possibilità computazionali di oggi permettono di innovare o concepire dal nulla metodi radicalmente diversi e più complessi di quanto non partorito fino ad oggi dal genio umano.

Cresce un astio ipocrita tra di noi, e a poco valgono le formule di buona educazione per cancellare l'evidenza di una reciproca insofferenza.

Cambia tutto quando una bambina di pochi mesi fa capolino tra le braccia di quel gonzo: è sua figlia, mi dice, ed io immediatamente cambio atteggiamento, e mi lascio vincere dallo sguardo innocente di quella creaturina, alla quale porgo il dito mignolo perchè lo stringa, cui faccio mille sorrisi e complimenti.

Vedo il vecchio egoista raggiante, e finalmente scema l'aggressività, e non ha più ragione d'essere alcun'intenzione bellicosa.

Addirittura non protesto quando, avvicinandosi perchè meglio possa giocare con lei, finisce per schiacciarmi con il suo braccione.

...

Sono ancora su un divano, ma la situazione e l'ambientazione sono del tutto differenti.

Siamo soli io ed una ragazza, a cavalcioni su di me.

Nonostante la posizione possa suggerirlo, tra di noi non c'è intimità, o almeno non in un primo momento.

China in avanti perchè le sue labbra sfiorino le mie orecchie, la donna, dai tratti vagamente zingareschi e che non ha un nome tra quelli di chi conosco, mi sta istruendo circa l'etimologia, la storia, l'educazione.

E' nuda.

Scendono le mani sottili lungo la spina dorsale, per ritrovarsi poi simmetricamente sui fianchi, e convergere ancora appena sopra il punto in cui lo spicchio di luna d'ombra divide le natiche.

Se s'avventura un dito ad esplorare in basso una delle frazioni del piacere, si fa scuro il suo volto, severo il tono della voce.

'La conosci l'etimologia di 'azzardo'?'. mi chiede allora.

Mi concentro, provo ad immaginare una risposta, magari una composizione 'ad' più qualcosa ... ma nulla, non riesco a mettere assieme un'idea.

Mi spiega lei qualcosa, in qualche modo associa 'zingaro' e 'nero', e quella spiegazione, errata, nel sogno mi pare quasi verosimile.

Torna a salire la mano, ma è un attimo e già si ritrova a cercare la peluria che precede il sesso, e si reitera la stessa procedura, ammonimento, ritirata, obbedienza ai sensi, ed ogni volta mi concede di scendere più in basso, di permanere più a lungo, e la sua voce si fa meno convincente e quasi invitante, finchè non è obliata ogni legge, e finalmente facciamo l'amore.

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