Sunday, 29 April 2012

10 £


Morde la crisi, tremendamente, e non è così solo in Italia, dopo pure è inasprita da un declino delle virtù e un rigonfiamento dei difetti tipici della nostra gente, ma segue questo canovaccio larga parte del 'mondo occidentale'.


Morde la crisi, e le piccole spese per la casa non le faccio nelle botteghe del centro, e neppure all'Ikea, nonostante abbia uno stipendio discreto che mi permette di concedermi qualche lusso, addirittura macchiato di vizio di tanto in tanto, ma preferisco rifornirmi al Pound Stretcher di Wimpole Street, uno dei mille spacci di merce di bassa qualità a prezzi stracciati che pullulano in città.

Sto alla larga dal reparto alimentari, in alcune 'offerte speciali' si può cadere in trappole a norma di legge, che offrono prodotti di marca, Coca Cola, KitKat, Nescafè, già scaduti o quasi esausti, ma per mobiletti, piccoli utensili, tendaggi, stoffe non cerco altrove, e mi accontento di quel che capita.

Oggi ho rimediato del nastro adesivo, mi serviva per un lavoretto in casa, e già che c'ero, per dar sfogo ad un'idea vagamente artistica, ho preso anche del caffè in offerta speciale, non con l'intenzione di usare quella orribile miscela per farne bevanda, ma come pigmento di cui riempire un piccolo vasetto di vetro.

Adesso, in una delle nicchie scavate a lato del finestrone del salotto, tra libri un po' stanchi di non esser mai sfogliati, frutta essiccata e fiori appassiti, se ne stanno quattro barattolini di vetro, e offrono alla vista e all'olfatto essenze di zuccherro, the, pepe, e appunto caffè.

Queste piccole stravaganze, come la decisione di non buttare nell'immondizia le assi di un collo postale finito per sbaglio a casa mia, ma di usare quei pannelli già decorati dalle venature del legno come tavole per piccole composizioni, frammenti di poesie, formule matematiche, sono altrettante dimostrazioni del vuoto che mi circonda, e che a volte ritengo addirittura necessario alla mia sopravvivenza.

Alla sopravvivenza di questa cosa che sono ora, e da anni, necessario lo è di certo.

...


Gironzolava per corridoi squallidi, dove la luce pulita del neon non riesce a detergere lo sporco di pavimenti calpestati da suole di scarpe consumate, una donna, e leggevi sul suo volto di quarantenne un po' trasandata la paura di essere sorpresa da un'amica in quello spaccio dove, chissà, forse fino a soli pochi mesi fa non sarebbe mai entrata.

Portava dei bei vestiti, ma vagamente logori, a tracolla aveva una borsa elegante, ma lisa attorno alla cerniera, e ai piedi calzava scarpe graziose, ma consumate, ed il viso aveva sporco di un trucco cui non aveva dedicato abbastanza tempo o cura.

Era alla prese con uno scaffale decisamente fuori dalla sua portata, e mi stavo offrendo in aiuto quando, ooooh, la busta che stava da cercando di artigliare le è finita in testa.

Un sorriso di intesa, e tutto sembrava destinato a finir li.

Io ho continuato il mio giro: caffè, nastro adesivo, l'imbuto non l'ho trovato, e il mobiletto della dimensione giusta non c'è, ok, posso uscire ... e ci siamo incontrati alla cassa, lei davanti a me.

Nel suo carrello, prodotti alimentari prelevati da scaffali condivisi con candeggine, olii lubrificanti, batterie, caramelle gommose sfuse e opache.

Ha tirato fuori una banconota da 10 £, stropicciata, così diversa da quelle perfettamente squadrate da 50 £ che prelevi al Bancomat, e l'ha data al cassiere, un giovanotto un po' impacciato, se è vero che il resto che le ha porso era quello di 5 £.

Ha protestato, ma nella voce non c'era astio, quanto un principio di preoccupazione.

Un attimo di silenzio tra i due, e poi la mia voce.

'Yes, she gave you 10 £.'.

Ha preso il suo resto, le buste cariche di quelle calorie inferme, ed è scappata.

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