Tuesday, 27 March 2012

Una Sibilla

Mi e' tornato alla mente un passo tratto dalle Memorie di Adriano di M. Yourcenar, nel quale l'imperatore rivive i mesi passati in terra di Britannia:
Tutto mi piacque in quella terra piovosa: le frange di bruma sui fianchi delle colline, i laghi votati a Ninfe ancor più estrose delle nostre; quella razza malinconica, dagli occhi grigi. Avevo, per guida, un giovane tribuno del corpo ausiliario britannico: quel dio biondo aveva imparato il latino, balbettava in greco, e s'ingegnava timidamente a comporre versi d'amore in quella lingua. Una fredda notte d'autunno, ne feci il mio interprete presso una Sibilla. Sedevamo nella capanna affumicata d'un carbonaio celta, a riscaldarci le gambe ravvolte in grosse pezze di lana ruvida, quando vedemmo strisciare verso di noi una vecchia fradicia di pioggia, scarmigliata dal vento, selvatica e furtiva come un animale della foresta. Si avventò su piccoli pani di avena che si cuocevano al focolare. La mia guida riusci' a blandire quella profetessa, ed ella acconsentì a interrogare per me le volute del fumo, le scintille che scoppiettavano improvvise, le fragili architetture degli arbusti in fiamme e della cenere. Vide le città che si edificavano, le folle plaudenti, ma anche città in fiamme, cupe sfilate di vinti che smentivano i miei progetti di pace, e un viso giovane e dolce che prese per un volto di donna, e al quale mi rifiutai di credere; si trattava, probabilmente, d'uno spettro bianco, forse una statua, oggetto più misterioso ancora di un fantasma per quella abitatrice di boschi e di lande. E, a distanza di un numero imprecisato di anni, la mia morte, che avrei prevista egualmente anche senza di lei.
Quella stessa Sibilla io ho incontrata, ed era la sera in cui accanto a me sedeva Alice.

Durante una pausa, per molti l'occasione per scambiare quattro chiacchiere o buttar giu' un sorso di whisky, una vecchia, una figura sulla quale il tempo aveva lasciato la sua impronta piu' selvatica, pelle sottila, lucida, macchiata qua e la di rosse lentiggini, capelli lunghi simili ad aculei spuntati o serpi addormentate, trasandatezza di tutto cio' che era apparenza, intono' un canto di leggende marine, naufragi e tempeste, e la sua voce, a volte flebile per la fatica, aveva la vitalita' della fiamma aggredita dal vento, e ad un'incertezza seguiva il vigore, e di nuovo la parola contendeva all'alcol il primato di vettore d'emozioni e calore.

Cosi' si avviava a conclusione la serata.

Aspettavo un cenno, che voi vi alzaste per andarvene, e mi domandavo se avresti cercato la mia mano, per stringerla, e se ancora ci sarebbe stato un attimo per le parole, le ultime e le piu' importanti.

Ho conosciuto il tuo nome, e una tua abitudine, e c'e' ora un filo sottile tra di noi.
Sara' mia cura trattenerlo tra le dita, non strattonarlo, evitare che si laceri.

Io ti staro' cercando, Alice.

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