Sunday, 18 March 2012

Sogno, sogni, sognare

'Freddie'

Con Peter, il professore a capo del progetto, e Anita, una ragazza italiana che lavora con me, in automobile stiamo raggiungendo un sito dove ci attende una sessione di misurazioni e analisi.

Io di solito non sono mai coinvolto in attività sperimentali, e tuttavia accetto senza problemi, non foss'altro per variare un po', dopo settimane di ufficio e intere giornate passate davanti allo schermo.

Il paesaggio, attorno a noi, si fa con i chilometri sempre più aspro e selvaggio: è la neve a coprire i campi, non la spinosa vegetazione della brughiera, e all'orizzonte alla collina verdeggiante subentra la roccia argentata di un monte.

La strada è ghiacciata, e si richiede una cura particolare alla guida.
Mentre avanziamo lentamente su per un pendio, Peter perde il controllo, e finiamo come in panne, di traverso sulla carreggiata.
Nessuno di noi è ferito, eravamo quasi immobili, e Anita ed io scendiamo dalla vettura, per darci da fare in qualche modo.
Con pochi colpi di picozza puliamo la strada dal ghiaccio, dunque torniamo in auto ed in un istante siamo a destinazione.

Che sorpresa: la nostra meta è il cortile di casa mia, in Italia.

Nessuno, a parte me, ne è al corrente: non i colleghi, ma neppure i genitori.

E' l'alba, e sono sicuro di sentire, non di inventarmi nel sogno, la voce di mia madre chiamare 'Freddie', il gatto di casa.

Allora, con una malinconia che è la coscienza della vita loro che sto perdendo, voglio rispondere con un saluto, ma mi blocca un'apnea notturna, e quando finalmente torno in me è già realtà, è già il perimetro della camera dove sto dormendo, è già un sole diverso a filtrare tra le tende pesanti.

'Complotto'

Con tutta la famiglia sono nella nostra casetta di montagna.
Io devo esserci arrivato addormentato, o comunque in ritardo: al mio ingresso in scena infatti il grande motivo di preoccupazione e scandalo è già stata dagli altri se non assorbito almeno ridimensionato, e l'intero sogno vive del contrasto tra la mia rabbia e la calma degli altri.

Un foglio di infamanti commenti su ognuno di noi è stato trovato in casa.

Qualcuno, senza forzare la serratura, è entrato in casa, e li ha lasciato sul tavolo un salotto un foglio da disegno con scritte malvagie e prive di senso.

Si fa riferimento ad ogni aspetto delle nostre vite: la professione di mio padre, giudicato un barone, le abitudini di noi figli, una è pazza chè vive da sola, l'altro è sospetto perchè fa volontariato, io devo per forza avere molto da nascondere se da tanto tempo vivo all'estero da semi-handicappato, e vi risparmio quel che riguarda mia madre.

L'animo che dentro mi brucia vuole seguire due intenti: prima di tutto capire, da quel documento, dalle circostanze esterne, chi possa averlo vergato, e secondariamente come reagire a tali menzogne.

Inizio ad interrogarmi circa i fatti citati: è qualcuno che conosce la malattia che mi perseguita, ma non abbastanza da averne rispetto, e dunque devo escludere si tratti di qualcuno a noi davvero vicino; è qualcuno che è all'occorrente della professione di mio padre, e forse è invidioso del suo buon nome, è qualcuno che decisamente non può sopportare che una giovane donna sia indipendente, e che neppure riesce a concepire l'assenza di un fine di una scelta di volontariato.

S'affolla e svuota la mente di nomi, e comparse che ambiscono a ruolo di protagonista che per un attimo sfiorano, subito tornano dietro le quinte ...

Non giungo ad una conclusione, ma specularmente architetto una vendetta che sarà feroce quanto possono esserlo le parole e l'astuzia.

'Tu'

Sono con una ragazza che forse amo, cui sicuramente voglio un gran bene, e che in definitiva mi mette una gran paura addosso.

La scena è troppo confusa per essere traslitterata da sogno a realtà: stiamo parlando, ma tra di noi è una siepe che impedisce la vista.
Poco distante da noi, un campo da tennis dove due giocatori sono impegnati in scambi frenetici.
D'un tratto mi rendo conto che non più con te sto discutendo, ma con il giocatore, privo di sensi, precipitato li chissà come.

Mi allontano, e ti ritrovo in compagnia di altri.

Non mi parli, forse offesa, forse credi che io me ne sia andato, ignorandoti, trascurandoti.

Non posso fare altro: dico che ti amo.

Certo, lo faccio davanti a tutti, in modo tale che forse sembra una facezia, ma sono solo per te i miei occhi.

Guardami, ti sto dicendo 'ti amo'!

1 comment:

  1. Gio hai letto di Don Giussani? Ora vogliono santificarlo! Mi piacerebbe un tuo commento!
    Il confronto, gli ideali,e il coraggio mai mancato!
    I "cialatani" lasciali:... non sono tanto diversi da ciò che pensiamo!
    Sempre incantata!! :)))
    Baci! :)

    ReplyDelete