Saturday, 3 March 2012

Scattering

Da piccolo tenevo dei diari nei quali annotavo, con minuzia terrificante ed un periodare davvero incerto, liste di avvenimenti, come visite di parenti, andamento delle temperature, risultati sportivi.

Sono andato avanti a riempire della mia grafia ogivale quei volumetti almeno una decina d'anni con costanza quotidiana, qualcosa di non diverso da quanto ho ritrovato negli ultimi anni, ma credimi, avere quella cartaccia davanti agli occhi è rabbrividire dalla monotonia, e pochissime volte vi si trova un'emozione esplicita, e vi ho scritto di sentimenti con una timidezza che davvero si può avere solo da adolescenti.

Credo fermamente tuttavia che sia nato li il mio amore per la scrittura.

Rileggendo quelle paginette, l'inchiostro della stilografica si sta fortunatamente dissolvendo ad una velocità inferiore di quella della memoria che direttamente mi riporta a quegli anni, capita di ricordare, come rimbalzando su un aneddoto insipido, come per scattering, ciò che era, ed i nonni allora sono ancora sul divano, e si discute con ansia, e si aspetta una telefonata dallo zio che è in viaggio in qualche paese dell'est e da troppo tempo non fa sapere di sè ...

Oltre l'amore istintuale per lo scrivere in sè stesso, io di questo suo meccanismo, di questo essere al servizio della memoria, mi nutro.

...

Su tutto, a volte, mi pare di avvicinarmi alla tastiera con lo stesso atteggiamento con il quale un altro carica una puttana in auto, o si masturba, o va ad ubriacarsi in un pub.

Scrivo per far passare il tempo, distrarmi, e potermi ingannare che tutto questo è sceneggiatura, e non vita, e non la mia vita.

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