Sunday, 11 March 2012

Primo comandamento

Perfino l'immaginazione più feconda poggia spesso sul reale, non fosse almeno che per attingere dal vero personaggi e luoghi, e poi produrre a partir da questi situazioni, eventualità, apodosi e protasi.

Devo mozzare la testa del serpente.

La notte tra venerdi e sabato è stata angosciante: mi svegliavo con il cuore in gola, guardavo l'orologio e pensavo a tutto ciò che sarebbe potuto essere in quell'istante, in un luogo ben preciso, con una persona in particolare, e lo mettevo a fianco di ciò che forse era, altrove, tra individui asciutti, come disidratati d'anima.

Sono, le mie, visioni di due piatti di una bilancia, sai?

Su uno il destino si diverte a mettere tutto me stesso, completamente nudo, trasparente, incapace di muovere muscolo e supino.
Sul secondo scivolano gocce di sperma, svolazzano mutandine, a mischiarsi a lucido da scarpe e qualche birra.

E quando l'ago deve decidere ciò che ha valore, va sempre come è sempre andata.

Mi ritrovo al solito punto, e mi domando ancora una volta se debba continuare l'edificazione di questo strano artefatto, per metà carne tenerissima, per metà metallo pungente, me stesso, ovvero continuare lungo un viatico che naturalmente sento di dover seguire, o violentarmi per diventare quanto più diverso possibile, e allora dovrei davvero impormi di rifugiarmi tra le cosce di una puttana ogni volta che sto male, fino a trasformare un rimedio straordinario in un'abitudine, e anticipare ogni disagio smarrendo la capacità stessa di immaginare e soffrire, o invece smettere, attendere che la concentrazione di zuccheri nel sangue scenda sotto quella soglia minima, lasciarmi abbracciare dal gelo e farla finita.

La risposta?

Beh, è ovvia.

Ieri l'occhio ha cercato con cura tra la merce ben esposta in vetrina, e infine la mano ha carezzato gentilmente la preda, mentre con l'olfatto cercavo un riscontro a ciò che la vista aveva intuito, e le dita aprendosi un varco impudentemente sbirciavano, pregustando, amplificandao il godimento imminente.

Ho tirato fuori dalla mia modestissima libreria, ne ho davvero pochi qui di concittadini, il volumetto de 'L'Opera al Nero' di M. Yourcenar.

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