Tuesday, 20 March 2012

Non dimenticare la sensualità

Ho pensato al tuo corpo, stasera, di ritorno a casa dopo una pesante e fruttuosa giornata di lavoro.

Me lo sono imposto, e così, con tutta la risoluzione di cui è capace la mia immaginazione, ho ricostruito l'aderenza delle mutandine, sotto la gonna corta o i pantaloncini, alla fica, e ne ho abbozzato una traduzione delle ore d'ufficio o studio passate a contatto con la mucosa vaginale in un odore, che è dopotutto il tuo, ed il più intimo e vero.

Camminavi poi per strada, e ad ogni falcata dondolava un poco il seno, e s'apriva appena per richiudersi subito li sotto la fessurina che ti fa donna.

Se ti sei chinata per allacciarti le scarpe, dietro eri di un tondo perfetto, e non te ne rendevi conto, e se fossi capitato davanti a te forse avrei cercato di intravedere i seni, mentre le dita infilavano la stringa nell'asola, e annodavi quei lacci sottili.

Ho provato a ridurti a un bel corpicino, chè così non saresti stata tu l'amore, ma un'altra delle belle ragazze che incrocio per caso avrebbero potuto illudermi dell'esistenza di una salvezza dopotutto a buon mercato.

Ci ho provato, e ho fallito miseramente, perchè c'è così tanto oltre ciò che i sensi e perfino l'immaginazione possono cogliere di te.

Ti amo anche quando penso oscenamente, e se pure a volte si contendono l'ultima immagine il desiderio e la poesia quando chiudo gli occhi, io comunque sto cercando te.

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