Wednesday, 28 March 2012

Lei lo e', ed io?

Ho preso appunti.

Davanti a me, di nuovo, la bella ragazza che per la prima volta ho incontrato sabato notte, all'Acero Rosso.

Era svanita ogni cordialita' tra di noi, e tuttavia la sua bellezza una volta di piu' era una tavolozza di suggestioni, e la fantasia, mia e da me indipendente, costruiva, accostava, ipotizzava.

L'osservavo, e l'etimologia comune di 'video' e 'idea' mi era evidentissima.

"La pittura prevale sulla parola, e te ne rendi conto quando vedi le sue belle gambe, sulle quali una pittura, una pittura qualsiasi intendo, avrebbe un effetto immediato, e ne amplificherebbero la portata il volume e la sensualita'. Li dove la parola costringe, limita, traduce ad un livello non inferiore ma per forze di cose diverso, l'immagine e il contatto trionfano istantaneamente, senza necessita' di elaborazioni, artefatti, distorsioni."

Rileggendo ora queste parole mi rendo conto di quanto siano inopportune, ma la donna qui non e' ridotta a oggetto, una tela di carne, un tessuto epidermico dove lasciare un'impronta.
Emerge piuttosto la sua forza nel senso di ispiratrice, e questo si manifesta, in primo luogo, come un'intuizione legata ai sensi della vista e del tatto.

Tutto il resto, a partire dall'olfatto sottile, l'udito, il gusto inappagato e intimo, e soprattutto le virtu' legate alle qualita' dell'animo, segue, e generato s'alimenta inizialmente di quel determinato principio superficiale che solo in un secondo momento a sua volta sosterra', o lascera' appassire.

Non ha senso quello che ho scritto, ed il fatto stesso che mi sia sembrato sensatissimo in un dato momento dimostra la forza modellatrice, addirittura capace di stravolgere la razionalita', della presenza della donna, di Alice e delle sue imitatrici.

Ho scritto una lettera ad Alice.

Le ho chiesto il permesso di pubblicare alcune sue immagini, una bellezza della quale finalmente potreste convincervi voi stessi, in questo blog, essendosi rinnovata recentemente appunto la mia considerazione dell'immagine come tramite necessario e primo tra concetto ed pensatore.

Dubito accettera', lo stesso proponimento e' folle e forse lievemente offensivo, ma quando perdo lucidita', ora sono completamente insensato, tendo al delirio, dimentico la prudenza.
Non ha davvero senso usare un indirizzo anonimo per rivolgersi ad una persona che non si conosce, ma dopotutto di ragionevolezza questo messaggio ne avra' ben poca.

Non mi dilungo in inutili premesse, non cerco nella retorica una solidita' che sarebbe ingannevole, e ti presento subito la mia richiesta.

Ti offendera' forse, che' non sei una donna superficiale, e forse a te troppo vicina per renderti conto della tua bellezza.

Non mi riferisco all'eleganza dei lineamenti, alla grazia di una figura sottile e quasi eterea, ma piuttosto ad una qualita' misteriosa, ma evidente, che contende loro il primato nella tua persona, e che mi illudo di poter catturare in definizioni, espressione, atteggiamento, portamento, che rimangono tentativi e nulla piu' di fronte all'unita' ed estensione di quest'idea.

Ho visto alcune tue fotografie, ti riprendono in posa o spontanea, serena, meditabonda, malinconica, ed in ognuna di esse sei spontaneita', serenita', meditazione, malinconia.

Mi piacerebbe usare queste immagini di corredo a certe riflessioni, forse avrebbe piu' senso chiamarle confessioni, che di tanto in tanto scrivo in rete, e che spesso si riferiscono ad una figura cui ho proprio dato, in un attimo di intuizione o avventatezza, il tuo nome.

Ieri pomeriggio ho incontrato Erica, un'amica che ho prima conosciuto come blogger, e poi di persona, qui in citta'.

Sono stato di fronte ad uno specchio, e per questo oggi sono deserto.

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