Sunday, 4 March 2012

La densità

Ho camminato per ore oggi pomeriggio, esplorando l'eventualità di un'ulteriore soluzione.

Nel parco, tra le rocce nascosti ai primi raggi di primavera, chicchi di ghiaccio ormai affamati e smarriti attendono di sciogliersi, e ti domandi un istante se questo sia più simile ad uno spegnersi o ad un ridestarsi della natura.

Ho rischiato di scivolare, camminando lungo melmosi sentieri ripidi e sassosi, ed uno strano giramento mi ha obbligato a fermarmi un momento li dove un rudere osserva malinconico l'orizzonte, ma sono rimasto poggiato a quelle schegge di un passato tanto remoto giusto il tempo minimo necessario per ridestare nervi come intorpiditi, e sensi alterati da chissà quale accidente.

Scendendo dalla sommità della collina, un po' in affanno dopo una lunga salita, ho incrociato un tizio, un ragazzo sulla trentina, accompagnato da due cani, un segugio e quello che sembrava un bobtail imbastardito.

A valle, a forse un centinaio di metri, un altra bestia seguiva, da lontano, quel terzetto, dal quale pure sembrava separato.

Mi ero fatto da parte per lasciar strada ai cani da meno di un minuto, quando, da dietro, un urlo terrificante ha squarciato il sereno: era il ragazzo, che chiamava a gran voce il ritardatario, scomparso all'orizzonte.

Un istante solamente, e tutti e tre si sono precipitati, a rotta di collo, a valle, a cercare il farabutto.
Non li ho rivisti riuniti, ma data l'immensità del parco, l'essere suo poi brullo, fatta eccezione per cespugli simili a ginestre già in fiore e qualche alberello, sono certo che il fuggitivo non l'abbia fatta franca.

Giunto al laghetto, una piscina per decine di oche ed anatre e qualche cigno, ho seguito in disparte una ragazza in bicicletta fare avanti e indietro due o tre volte, alla ricerca di un sentiero ciclabile tra i molti percorribili solo a piedi.

Com'è bella una ragazza se è avventurosa, e proprio il fatto che stesse seguendo un camminamento troppo accidentato me lo rendeva manifesto, e quale gioia vederla infine andare a tutta birra su una strada pianeggiante, e convinta azionare il cambio, ed alzarsi sulle cosce per spingere, indipendente e allegra, con più vigore sui pedali!

Mentre tornavo verso il centro pensavo al concetto di densità, ma non era una frazione di massa sul volume, ma qualcosa di legato al tempo, all'intensità di ciò che viviamo.

Non avevo finito di collezionare ricordi e già ne ero contento, e non sapevo che ancora non l'avevo trovata la bellezza nella sua forma più semplice, esplicita, toccante.

Nel tardo pomeriggio, le ombre ormai s'allungavano troppo alacri a tingere di blu la città ed i suoi abitanti, su un autubus ho incontrato una donna bellissima.

Non l'avevo notata salito in vettura, e solo in un secondo tempo l'ho sentita confabulare un poco con l'autista, e poi tornare a fianco di una ragazzina adolescente in sedie a rotelle, e con lei parlottare in italiano.

Mi sono subito avvicinato per prestar loro aiuto, chè so bene quanto alle volte sia difficile comunicare con gli autoctoni, impenetrabili non per cupezza d'animo, ma per la forza del loro dialetto.

Quanto ci si può dire in pochi minuti?

Non fai in tempo neppure a dire il tuo nome, ed è d'altra parte per aiutarla che ti sei alzato, che già devi scendere.

Dopo i consigli, e sai che ti stai avvicinando a destinazione e ti auguri ch'ogni semaforo sia rosso, e che lavori in corso, traffico, imprevisti rallentino la marcia, c'è solo il tempo per poche parole, ovvero un muoversi attorno a lei con pudicizia e stupore.

E' un'insegnante di una scuola di Fiorano, un paesello in provincia di Modena, e sarà qui per una settimana.
Ha visitato un po' di quello che le ho suggerito, ma non il museo, nè quei magnifici giardini in centro città ...

Di una donna è facile rendersi conto quanto sia bella se non occorre un abito da sera, ma basta una giacca a vento, e non c'è bisogno di trucco, ma è più che sufficiente la pulizia del viso, per volerla ricordare.

Sceso dall'autobus, mi sono voltato a cercarle di nuovo.

Sorrideva alla ragazzina che era con lei, ed era quello un comunicare nel linguaggio delle donne, un significare 'Che tipo che abbiamo incontrato!', e 'Hai fatto colpo, hai visto come ti guardava?', 'Ma noi dai cosa dici!' e infine 'Certo! L'hai conquistato quel ragazzo buffo e gentile!'.

Sono impotente di fronte alla vostra bellezza.
Totalmente impotente.

Si è girata un attimo, ed io già con la mano facevo un cenno di saluto.

Il picco di densità di questa domenica non lo dimenticherò tanto presto.

2 comments:

  1. Felice di risentirti! :)
    Bacione Gio!

    ReplyDelete
  2. Sono io questo? O lo e' quell'altro?

    ReplyDelete