Monday, 19 March 2012

Husky voice and Bright Guitar



E' ovunque, ed ha ogni forma, la musica in questa città, e se nel fine settimana è addirittura estroversa, caciarona, loquace, quasi invadente, davvero alle volte capita di essere sommersi da fiumi di note che scappano allegre da prese d'aria o travolti dai bassi che se ne vanno a zonzo per strada passando per porte socchiuse, è nelle serate, che ne so, di mercoledi che vive la sua anima più timida e pensosa, e devi andare allora a cercarla tu, come un amante premuroso e dolce.

Proprio davanti alla sede vecchia dell'Università, prendendo per una via secondaria, troveremo il Larice Rosso.

La prima volta che ci sono capitato, mi aveva indirizzato li una conoscente, credevo d'essermi sbagliato: ero arrivato prima dei musicisti, e non riuscivo davvero ad immaginarmi in un ambiente tanto piccolo, della dimensione di un buon salotto e nulla più, spazio per qualcosa di minimamente più ingombrante che un'armonica a bocca e forse un violino.

Che sorpresa allora, con il passare dei minuti, veder scivolare in quell'ambiente che si faceva via via più allegro e denso di odori, quelli dell'alcool e delle persone, una chitarra, poi un'altra, e ancora un basso e una fisarmonica!

...

L'ultima volta che sono stato al Larice Rosso, come da mia abitudine sono arrivato per primo, il musicista, un uomo più vicino ai sessanta che non ai cinquanta, l'avrei detto un marinaio o forse un pirata, non aveva ancora iniziato a suonare.

Se ne stava li a chiacchierare con il giovinotto che serve i drink al bar.

Abbiamo quindi scambiato quattro chiacchiere, mi ha chiesto se non avessi intenzione di suonare io stesso, o al limite cantare qualcosa in Italiano, e quindi, davanti a un bel boccale di chiara, ha iniziato a cantare, per me e il barista.

La sua chitarra aveva un suono singolarimente chiaro alle pizzicate delle corde del sol-si-mi, e faceva effetto accostare quelle note precise, un buon stile il suo, certamente non virtuoso ma collaudato da decenni di pratica, sfregare contro la voce rauca, ruvida e bassa, per certi versi addirittura incerta.

Quella sera, mentre ascoltavo quell'husky voice and that bright guitar, pensavo a cosa avrei voluto suonare.

Mi è venuto in mente solo De Andrè.

Se questo è l'effetto ... beh, è un bel segno, no?

2 comments:

  1. Scrivi.. d'incanto!
    Quanto adoro questo uomo!

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  2. Sara, sei TROPPO cara :D

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