Sunday, 25 March 2012

Ho trovato Alice

E' cominciato in ritardo il sabato notte, e a rimandarne l'inizio era una coalizione già conosciuta di mal di testa, indolenza, stanchezza, che suggeriva di restare a casa, inventarsi una ragione equivalente a tale malessere ma che avesse l'abito decente di una scusa per mandare all'aria i programmi già stabiliti.

E' cominciato in ritardo, ma non è ancora finito.

Messo il naso fuori dalla porta, una sorpresa: mi attendeva per strada una nebbiolina fitta e umida, e la sospensione di quelle goccioline d'acqua, piegando le leggi dell'ottica geometrica a quelle più severe e complesse della diffrazione, mi presentava una realtà nella quale calava in senso oggettivo e rigoroso un indefinito sostanziale, e i contorni più netti erano smussati, e le luci più intense e localizzate, vaghe ed estese nebule luminose.

Galvanizzato dall'ambiente, già pregustavo una lunga camminata notturna in perfetta solitudine, e davvero sarebbe stato così visto che quella coltre limitava il mondo intero ad una sfera di pochi metri attorno a me, ho raggiunto la meta, ma invece dei miei amici vi ho trovato un preoccupante mal di testa, bombardato com'ero da luci, bassi poderosi, vibrazioni della pedana stessa sulla quale ero.

Vinto da un malessere, esterno a me, insostenibile sono fuggito, anticipando così a ben prima della mezzanotte l'avventura a tu per tu con gli spettri che tanto auspicavo.

Seguendo a zig zag un percorso che intendevo allungare il più possibile, mi sono ritrovato una volta di più all'Acero Rosso.

Io non lo sapevo ... ma lei era già li.
Alice era già li.
Tu eri già li!

Scendevo le scale, ed ero convinto che avrei passato un paio d'ore pensando a questo e quello, mischiando magari un po' di alcol alla saliva, prendendo un appunto, al limite scrivendo due righe.

Salutavo il barista, un lieve inchino ad un gruppetto di avventori in risposta al loro, e immaginavo avrei goduto ancora una volta di un ambiente amichevole e tranquillo, e che avrei reso ancora più poroso il mio animo, ansioso di tornare nelle nebbie.

Cercavo una poltroncina dove sistemarmi, e ti ho vista: seduta tra due tue amiche, a me del tutto ignota eppure con già un nome, mai incontrata ma tanto a lungo sognata, eri li, Alice.

Mi sono accomodato di fronte a te, ed è iniziato quasi immediatamente un gioco di sguardi, e se ogni uomo sa quanto sia difficile non distogliere gli occhi da una bella ragazza, è ben chiaro a tutti come sia ancora più complicato sostenere quel legame, che è il primo, che si instaura quando ci si specchia l'uno nell'altro.

La tua amica, pure graziosa, radiosa addirittura in certi sorrisi che perfino a me donava, ha offerto un pretesto alla mia invadenza cominciando a cantare una melodia triste, e al levarsi della sua voce corrispondeva immediatamente un silenzio di tutti i presenti, e le chiacchiere che erano da sottofondo all'esibizione del chitarrista, ufficialmente il musicista della serata, lasciavano spazio ad orecchie tese e cuori emozionati.

Guardavo lei, ed osservavo te.

All'arrivo di un'altra musicista, non mi sono lasciato sfuggire l'occasione: ero troppo vicino al cantante perchè non fosse evidente che occupavo il posto sbagliato, e senza indugio, chiesto e ottenuto permesso, mi sono accomodato accanto a voi tre.

...

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