Sunday, 18 March 2012

E penso a te

Quando si può dir di conoscere una città?

Sono nato in una borgo che solo l'urbanizzazione ingorda dell'ultimo secolo ha promosso a città, unendo in un solo comune diversi paesotti fino a tempi relativamente recenti municipalità indipendenti.

Tra il monte e il lago gli ampi pascoli che ispirarono sommi poeti, i dolci prati tanto cari a certi artisti le cui pitture ad olio e i raffinati carboncini ho carezzato con malinconia, per il desiderio incompiuto di ritrovarvi più di una frazione di presente, e poi le prime macchie di bosco di cui sono testimoni i detti e i racconti in dialetto, coi decenni del novecento hanno iniziato ad assottigliarsi, e a deteriorarsi fino ad assumere le sembianze ridotte di parchi e giardini, e mentre i fiumi che impetuosi scendevano dal monte venivano ridotti a invisibili canali sotterranei di scarico, nasceva una città, e cresceva operosa ma priva di armonia, prospera e dimentica del bello.

...

Ho letto con un'avidità che non posso che riconoscere sommamente di parte resoconti di archivi parrocchiali, aneddoti, storielle, iscrizioni di acquedotti, lapidi di commemorazione: non manco di ritenere folle un interesse in senso lato per il numero di morti di tifo di un certo anno, o la sorte di un vecchio prete paralitico, e se pure mi commuovo per la ricostruzione di un tragico incidente di caccia, devo ammettere che è l'eccezionalità concessa dal senso di appartenenza ad aver vinto il mio pregiudizio per così dire sistematico circa l'aneddotica.

Non è male conservare un attacamento irragionevole ad un luogo, a patto che questa eccezione ci sia nota, e noi la si riconduca non ad un ragionamento, ma ad un'emozione.

Per quanto lontano m'abbia portato la vita, per quanto intimamente disprezzi alcune tendenze non semplicemente provinciali della sua gente, quella resta la mia città, l'unica per la quale senta una mancanza quasi morbosa, chè non è per me casa, ma piuttosto tana, antro, caverna primordiale.

Mi mancano le giornate estive infuocate, e le fughe in collina alla ricerca di una pozza d'acqua gelida, dell'ombra fitta del bosco, e pure tuttavia del trionfo più autentico dell'estate.

Dal portone di casa mia devi camminare pochi minuti, e già stai calpestando gli ultimi rimasugli di ciottolati sui quali le greggi e gli armenti per secoli hanno transitato.

Sali un poco, ed incontri la roccia, verticale, terribile, e incombe su di te il suo ammonimento sublime.

...

Vorrei scrivere di più, ma torna a perseguitarmi l'emicrania.

E' ovvio che non ha senso paragonare la mia piccola città natale a quella dove ora vivo, che è tra le mete preferite del turismo internazionale, e di cui in tutta franchezza avrei voluto scrivere oggi.

Eppure, Alice, stasera non mi sembra assurdo preferire un piccolo borgo, che è il mio, per quell'incontro che un giorno forse realizzaremo.

2 comments:

  1. Domenica era una bellissima giornata di sole. Senza un motivo particolare ho preso un libro sotto braccio e sono andata al piccolo giardino botanico inglese. Ho comprato un panino lungo la strada, e una bibita fresca. Il giardino era ancora un po' provato dai rigori invernali, e un po' sotto sopra nelle aiuole dissodate che accoglieranno le nuove piantine. Ma c'erano i fiori tenui dei bucaneve che sorridevano, e i crochi profumati che coloravano i prati gia' verdi. E le prime foglie dell'elleboro e dell'aconito. E mi son seduta su una panchina, e ho letto un po' del libro. E tutto gia' sapeva di primavera...
    Ed ero in una grande citta', ed ero in un piccolo angolo di verde. E anche se forse non si puo' paragonare una grande citta' ad un piccolo borgo, di certo si puo' ritrovarvi un po' del suo profumo.

    Buon inizio di primavera... ;)

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  2. Ho visto i fiori tenui del bucaneve, ho sentito l'odore dei crochi e ho goduto del verde che tutto sostiene, ma soprattutto ho osservato in silenzio una donna, giovane e bellissima, scivolare tra le pagine di un libro.

    Ti abbraccio amica mia.

    Gio

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