Tuesday, 6 March 2012

Cyrano

Con lei ho passato ore di spensieratezza e riflessione, ed era dolce camminare per le viuzze strette della città innevata nei mesi invernali, e d'estate le giornate erano più lunghe se assieme le passavamo perdendoci nella foresta.

Come mi capita solo con donne, e pochissime, con lei ero sereno perfino del male, e la fecondità di una vitaccia ritrovavo nelle confessioni, accennate ed intuite, non chieste nè tantomeno estorte, che condividevo con lei.

Recentemente le ho mandato un paio di cartoline, in una si vede la verticale vertiginosa della falesia del parco, e un gremire infinito ai suoi piedi di arbusti fioriti e cespugli verdastri e spinosi, e nella seconda è incombente l'immagine gotica, severa, monito di brevità e grandezza del vivere, di un mausoleo immenso e spettrale.

Mi ha commosso la sua risposta, un ringraziamento sincero, il sentire, in definitiva, il pensiero che ha accompagnato la mano, la cura spesa nella scelta delle parole.

Le avrei voluto dire del vento che soffia su quel sentiero accidentato che segue il crinale stretto della collina, e che fa quasi vacillare alle volte.

Ecco allora, amica mia, stringiti più forte al tuo amato, e non avrai paura.

E quando dopo aver salito centinaia di gradini, in un cunicolo stretto e angusto, arriverai sulla terrazzina in cima al mausoleo, bacialo teneramente.

E' quello che ho pensato ogni volta che il vento mi ha spintonato fino a quasi perdere l'equilibrio, e ciò che la mente ha immaginato ad ogni gradino.

Non abituarti all'amore, te ne prego.

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