Thursday, 22 March 2012

Che sogni!

Mi manca l'Italia, mi manca il suo paesaggio ma più di tutto quella strana anatomia di certi borghi antichi, suturati all'aspra roccia come una cicatrice sulla pelle, o aggrappati alla dolce collina come una crosticina, ovvero con forme di discontinutà che riescono ad essere armoniche, e cerco nella memoria lo sciogliersi di certi palazzi maestosi nella sabbia di spiagge a loro prossime, e di quei colossi che vedo bagnanti stesi a prendere il sole immagino i corridoi deserti nei primi pomeriggi d'estate, per farne sfondo di un giorno nel quale noi due soli li cammineremo.

Questa premessa introduce a due sogni ambientati in Italia, il primo a Perugia, il secondo a Milano.

Ho visitato il capoluogo umbro tanti anni fa, e la sua anima è persa: nella dimensione onirica ricostruisco quella città più simile a un borgo toscano di quanto certamente non sia, e la visita ad un'alta torre rappresenta il fuoco del sogno.

Assieme ad una comitiva di stranieri salgo una scala che, seguendo il perimetro della torre, sembra condurre ad una luce misteriosa.
La parte iniziale della salita non comporta nessuna difficoltà che non sia una certa fatica, ma da un certo punto anziche' della scala ci ritroviamo a dover procedere lungo degli scivoli, dei piani inclinati insomma, e soprattutto non più un corrimano o una parete separa il camminamento dalla tromba delle scale.
Gli altri non sembrano percepire alcun pericolo ed io, per non comprometterne la sicurezza, non posso fermamrmi, alterare il ritmo, con una certa preoccupazione dunque continuo a salire.
Un ragazzino, animato da improvvisa smania, poggia male un piede, scivola, precipita e muore nell'impatto con il suolo.

Questo evento tragico separa la prima dalla seconda parte del sogno, nella quale ci ritroviamo tutti alla base della torre: resta dunque ignoto l'esito del nostro tentativo di raggiungere la luce.

Sono sgomento, e cerco qualcuno presso cui protestare: è folle una simile attrazione, e criminale permettere che vi abbiano accesso dei bimbi.
Nessuno sembra scandalizzato come me.

Incontro un collega, un ragazzo simpatico, il quale non ha partecipato alla folle salita.

Presento anche a lui la mia costernazione, ed egli, egualmente scosso, mi mostra sgomento una grossa scrivania, li dove si vendono i biglietti, con degli album di Tex Willer distribuiti ordinatamente in uno scaffale.

Li prendo, e leggo senza riuscire a credervi il loro contenuto: li sono registrati, separati per diversa fascia di età, le vittime della scalinata.

Quasi tutti sono bimbi.

Commento sarcastico: 'questi pazzi hanno fatto il greatest hits di una tragedia', ed attorno a me torna il nero della notte.

Il secondo sogno l'ho fatto stamattina, dopo che il telefono mi aveva già svegliato.
E' articolato e con uno sviluppo ulteriore, come sempre in questi casi penso che potrei lavorarci con Alice, potrebbe diventare un piccolo racconto.

Sono a Milano, a pochi metri dal portone della casa nella quale ho vissuto per quasi 10 anni.
Davanti all'ingresso vedo un numero di persone tra le quali non riconosco nessuno, e la cosa non mi meraviglia in ragione del fatto che da anni ormai non vivo più li, e che dopotutto non ho mai frequentato i miei vicini di casa.

Non sto più osservando quella comitiva quando uno scoppio, e poi grida d'angoscia, catturano la mia attenzione, mi obbligano a tornarvi con lo sguardo.

La situazione è confusa e decido di avvicinarmi.

Scopro una realtà agghiacciante: steso a terra, ferito all'addome, un uomo sulla cinquantina, un magistrato.
Qualcuno gli ha sparato, ed ora il poverello lamenta dolori atroci, e piange temendo il sopraggiungere della morte.
Con me ho solo il telefono che uso qui, e dunque chiedo agli altri di chiamare un'ambulanza, le forze dell'ordine.

Subito un paio di testimoni si danno da fare, ed io, nell'attesa di un intervento professionale, mi do da fare quanto posso, ad esempio mettendo il mio fazzolatto tra i denti del malcapitato perchè possa mordere, ed alleviare un po' il dolore.

Passano i minuti, e non arriva nessuno, eccezion fatta per degli apatici vigili urbani, che si limitano a dirigere il traffico.

Anche a loro rivolgo la preghiera, e per un attimo mi allontano dalla scena del delitto, avvicinandomi alla piazza adiacente alla ricerca dell'ambulanza o di una qualsiasi forma d'aiuto.

Quando torno sotto il portone la situazione sembra evolvere: finalmente vedo una donna, giovane e bella, in camice bianco.
Sta portando, un po' goffamente, una lettiga fuori dall'androne del palazzo, in direzione del morente.
Mi meraviglia questa circostanza, ma penso che l'ambulanza sia stata parcheggiata in un garage sotterraneo, e che quella sia stata la manovra più rapida possibile.
Certo è davvero maldestra nell'adagiare il magistrato sul lettino, ma lascio che faccia, mentre di nuovo cerco, sbracciandomi, di catturare l'attenzione di una gazzella che, chissà perchè, se ne sta in piazza, ma non si avvicina.

Un urlo: 'l'ha ucciso!' grida uno dei soccorritori.
Mi volto, e vedo la ragazza con un teaser, una pistola elettrica.
Ha dato il colpo di grazia al magistrato, o c'è ancora speranza?

Non posso saperlo, ma questa puttana non la farà franca.
Mi avvicino e l'affronto.

Quella, convinta di intimorirmi con l'arma, o di potermi mettere fuori gioco altrimenti, ingaggia un combattimento di arti marziali con me.
E' veloce come una gatta e dotata di un'altissima tecnica, ma mi scopro capace di ribattere colpo su colpo, e i suoi calci rovesciati, i suoi pugni di kung fu sono del tutto inutili, chè con rapidi movimenti o parate perfettamente calibrate rendo vano ogni suo sforzo.

Quando intuisco che stia per sfoderare un'arma da fuoco, decido di passare al contrattacco, e senza eccessiva violenza, colpendo il ginocchio perchè si pieghi, e dunque limitandomi a imprigionarne i polsi nella presa della mano, la immobilizzo.

Ora non posso più andare a cercare aiuto, devo starmene li con quella furia scatenata, e decido infine di telefonare personalmente ai carabinieri.

Mi risponde annoiata, innervosita la centralinista, e quando comunico l'indirizzo, replica con un secco 'Ma basta! E' la decima volta che chiamata! Non è successo nulla in Via tal dei tali, abbiamo già mandato le pattuglie e non hanno visto nulla!'.

Questo conferma che posso fidarmi dei soccorritori, che però preoccupati dall'idea di un complotto iniziano a dileguarsi, ma non delle forze dell'ordine, che di quella manovra devono essere almeno parzialmente complici.

Si sta facendo notte, e qualcuno sta provando a chiudermi in quell'isolato.

Ormai è sicuramente morto, già si fa grigio e freddo.

Il sogno finisce così.

Nell'idea di farne un racconto, prendo con me l'immensa troia, per interrogarla e cercare di capire cosa diavolo sia successo.
Quello sarebbe solo l'inizio!

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