Wednesday, 1 February 2012

Tornare a guardarti

E' stata freddissima la notte, e al mattino le coperte erano in mucchio raccolte, ed io, rannicchiato sotto, ero come una bestia che sorpresa da gelo si rifugia in una tana sotterranea.

E' nella brughiera sassosa, aspra e accidentata, avvolta da una fitta nebbia, che ti incontro.

Affiorano dal terreno argilloso pietre aguzze e macchie scure di cespugli, a perdita d'occhio, fino all'orizzonte lontano.

E' in questo luogo inospitale che si rifugiano gli esseri umani, quando troppo intenso è il dolore, o cresce oltre il sopportabile la differenza tra il sè e la moltitudine.

Sei di casa in quel luogo più di quanto lo sia io, e non ci scambiamo che un breve cenno quando, un poco di sorpresa c'è sempre in entrambi in simili circostanze, ci ritroviamo vicini.

Hai allestito un piccolo campo, una tenda, un cerchio di pietre nel quale danza tremulo il fuoco, che ora stai smobilitando.

Sei pronta per ridiscendere il sentiero, è forse più insidioso della brughiera stessa, che conduce giù, dove sono gli altri, e non mi meraviglia che non mi chieda di accompagnarti, nè che tu voglia rimanere sola.

Sei nel mio cuore quando mi allontano, e quando, da un'altura remota, ti vedo compiere gli ultimi gesti, spegnere il fuoco, radunare le tue cose, prima della partenza.

S'è fatto più scuro, e freddo, e rabbrividisco.

Ho la tentazione fortissima di tornare sui miei passi, ed osservarti da lontano nella difficile discesa almeno, se non posso essere con te.

Potresti scivolare, e allora la presa di una mano amica potrebbe salvarti.

Ma io so bene che non è quello il mio ruolo.

Il mio è quello di amarti da lontano.

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