Tuesday, 14 February 2012

Sogni di neve

Quanti sogni stanotte, e quanti legati al tema del freddo, della paura.

Alcuni gia' tornano nel sommerso della coscienza, ed affiorano solo per immagini.

Ricordo che ero in un grande parcheggio, assieme a molte altre persone.

La neve era talmente alta che faticavamo a camminare, e la paura serpeggiava nel cuore di tutti.

Eravamo formiche invischiate in una goccia di miele, e ogni salvezza sembrava preclusa, che' non potevamo piu' capaci nemmeno delle funzioni elementari dei nostri corpi.
D'improvviso, ebbi una visione, e percepii con certezza assoluta che seguendo una certa direzione, quella che piu' di tutte sembrava impervia e pericolosa, avremmo trovato un riparo sicuro.
Cercai in ogni modo di convincere gli altri a seguirmi, e con dolore mi rassegnai infine ad osservarne solo le ombre, che puntavano dritte verso un luogo di non ritorno.
Alla fine, rinunciando agli altri, da solo seguii l'intuizione che, davvero, mi porto' alla salvezza.

Il secondo sogno mi sorprende inizialmente in alta montagna, immerso nella natura in totale solitudine.
E' estate, e mi godo una bella giornata di sole.
E' un prodigio quello che mi permette, da lassu', di vedere nitidamente la casa di certi miei zii, e di riconoscere in giardino amici e parenti profittare del clima mite.
Io, che ero solo a meta' di una passeggiata che tante volte da bimbo, quando erano prossimi ma non immaginabili gli anni della malattia, mi infuse immagini e sensazioni sulle quali spesso sarei tornato da cadaverino, decido allora di scendere, ed unirmi a loro.

Quando li raggiungo, e' gelo, neve, e i sorrisi, sinceri, sono di apprensione, anche se non capisco nei confronti di chi.
Ci sono dei cani: il nostro vecchio abuzzese e una cucciola di 5 mesi, pure pastore, che sembra portare un po' di gioia nei nostri cuori.
Mi spavento quando scopro che mia madre ha portato pure il gatto, che non si trova piu'.
La vorrei rimproverare, e' pura follia quello che hai fatto mamma!, ma non ha senso farlo, non ora almeno.
Finalmente, sbuca fuori dalla siepe il tigrato felino: mi tuffo e lo prendo.

Sereno, mi volto: ed e' solitudine, di nuovo.

Un altro sogno.

Mi ritrovo a tu per tu con Pierluigi Bersani, un uomo per il quale non nutro alcuna stima, e che tuttavia ha un ruolo tale da obbligarmi a un confronto serio, schietto.
Gli chiedo se sia schiavo dei 'poteri forti', e come mai non affronti mai lui, che dovrebbe essere un uomo di sinistra, che dovrebbe interpretare i bisogni degli ultimi, dei disagiati, e farsi promotore di politiche di equita', certi temi.

Non gli nascondo che sicuramente il potere di istituti bancari, grandi imprese e cosi' via, possano essere difficilmente ignorabili, e che facilmente si possa finire per cedere alle loro lusinghe, o alle loro minacce.

Mi osserva, prima scandalizzato, poi stupito, infine interessato, e nella mente piena di ombre di quell'uomo inizia a prendere forma l'idea di offrirmi un seggio alla camera, e non capisco se per mettermi a tacere o per contentare certe aree di dissenso tra gli elettori, o per un problema suo, personale, di coscienza.

Concludo facendogli notare come non ci sia alcun 'potere forte' quanto la massa dei milioni di cittadini che questo dilagare di egoismo e avidita' sta piegando.

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