Saturday, 11 February 2012

Quicum ludere, quem in sinu tenere ...

Da più di duemila anni Lesbia non è più.

Il suo cadavere, freddo e rigido nel rigor mortis, si è fatto poi putrescente, e infine polvere, benchè custodito nello scrigno blasfemo di un sepolcro di matrona romana.

...

Ieri notte, in una delle mie visioni, ne ho visto invece il cadavere di plebea, alla mercè del caos del flusso cannibale di natura.

E mi sono convinto che forse le sue ossa hanno finito per essere aggredite dagli acidi gastrici di piccoli mammiferi affamati di carogne, o magari risucchiate dallo strisciare aderente e l'opera meticolosa e lenta di agenti più sottili e implacabili.

...

Non cede tuttavia l'immaginazione ispirata dalla poesia alla perversione di una visione.

E resta giocosa, e linda, e fanciulla la stessa Lesbia che io, follemente, ho sempre disprezzato per la sua dissolutezza.

'Quicum ludere, quem in sinu tenere' ...

Che tu sia poesia.
La mia.

Donami un atomo della tua bellezza, perchè sia la divinità, eterna, cui credere nei giorni di fatica, freddo, paura.

No comments:

Post a Comment