Wednesday, 15 February 2012

Parlarsi in sogno

Dalla finestra, i suoni dell'infanzia.

Non puo' davvero trattarsi di una segheria, non avrebbe alcun senso qui all'Universita', e sono forse solo operai al lavoro in un cantiere che sembra non doversi chiudere mai, ma il battere di martelli, e la voce ruvida ed aspra di qualche strumento meccanico, sono sufficienti per traslarmi indietro nel tempo di un paio di decenni.
Cosi', se guardo fuori dalla finestra, il cortile e' quello di casa mia, e li ritrovo i pini resinosi, erano immensi, e li la cunetta che in sella ad una vecchia bici di seconda mano usavo come trampolino per i primi gibolli e graffi.

Posso dividere la mia esistenza in blocchi ben distinguibili, operando una scelta cronologica che segua il percorso scolastico o lavorativo: 5 anni di scuole elementari, 3 di medie, di nuovo 5 per le superiori, quasi 6 all'Universita', seguiti da un paio alla ricerca, infruttuosa, di un lavoro a Milano, e poi ancora quasi 5 anni nella prima esperienza lavorativa all'estero, ... e mi ritrovo ad oggi.

Di motivi di rammarico, il male me ne ha dati molti, ma pochi sono residui.

Sicuramente ha avuto un peso determinante nel successo parziale dei miei studi, durante gli anni di universita' ho subito 2 interventi a cuore aperto, e per lunghissimi mesi condizioni gia' critiche di vista fattesi addirittura severe mi hanno impedito di trarre un minimo profitto dal tempo: di questo pago un prezzo evidente, e cui tuttavia con sforzi successivi cerco di rimediare.

Il problema vero e' che in quegli anni io non ho frequentato Giulia, Alice, Chiara, Silvia.

Me ne stavo sempre a casa, in condizioni di fatto peggiori delle attuali, sempre stanco, spesso malaticcio, e al visus limitato non posso non imputare almeno parte dei miei problemi di relazione sociale.

Ho passato anni, quelli in cui la creativita' e' massima, a costruire la personalita' complessa, puntuta, coriacea ma non sicura, di un malato piu' che di un sofferente.

Girovago attorno al sogno di stanotte, vero?

E' stato semplice come una preghiera, ed e' sempre la stessa.

Giulia mi chiede di non starle vicina, che' ritrovandosi in me e' per lei piu' difficile, impossibile forse, continuare la commedia, fare un'altra battuta, tirare notte indolenti e fiacchi finche' la stanchezza, finalmente, non ci sopraffarra'.

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