Sunday, 26 February 2012

Gli occhi tuoi

Sono tornato, dopo una sola settimana eppure già diverso, al museo, mantenendo così con puntualità sorprendende una promessa che m'ero fatto solo vaga, e che le circostanze invece già han dovuto solidificare, chè come evanescente si fa una realtà, necessariamente una ad essa parallela deve prodursi.

Di fronte al ritratto di cinque soggetti, tre giovani donne che trattengono appena la propria sensualità e due uomini distinti che faticano a non nascondere gli occhi nelle curve delle donne, lo sfondo è di una metropoli forse statunitense ma l'atmosfera è di quella belle epoque che in Europa pose le sue fragili radici, l'approssimazione di un'opera pittorica rispetto a quella, che pure è riduzione del reale, della fotografia m'è parsa del tutto simile al brusio di fondo, alla nebula delle parole, del pensiero perfino nella sua parte intelleggibile, dei sentimenti che sempre sfuggono alla nostra comprensione, ma questi limiti, comuni ad ognuno in forme diverse, rafforzavano in me la convinzione che la pittura, più in generale l'allegoria, proprio in virtù di ciò siano più vicini all'uomo, e malleabili, e toccanti.

Sono anche tornato ad osservare la struttura verticale dalle sottili fessure che mi rapì settimana scorsa, e mentre di nuovo curiosavo l'involucro bizzarro e le ruvide carte da parati, ho posato l'occhio all'altezza di uno delle fenditure.

Mi sono fermato incantato a osservare, all'interno, scene di guerra tra soldatini, e i giochi di luce e riflessi di superfici metalliche.

Poi l'occhio ha finito per indagare sulla fessura del pannello antistante.

Trasparente, ovviamente, chè ero l'unico in quell'angolo di museo domenica pomeriggio.

Darei tutto per scoprirvi un giorno il tuo occhio.
Darei tutto per saperti chiamare amore mio.

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