Tuesday, 14 February 2012

Ciò che ...

Cio che un altro chiamerebbe meschinità, ho imparato a riconoscere come debolezza, e credo che uno degli ostacoli alla mutua comprensione con gli altri sia il fatto che non riconosco il mio prossimo come da me diverso.

Gli attribuisco ognuno dei miei diritti naturali, su tutti quello ad avere limiti etici oltre i quali i sentimenti possono scagliarci oltre volontà.

La voce rotta dallo sgorgare, come di lava incandescente, di un'emozione improvvisa, i movimento che, il rabbrividire, la contrazioni d'adrenalina, fanno discontinui sussultare dell'anima, discreti fotogrammi, e poi l'ostinarsi in silenzi impenetrabili, e ancora le lacrime che dentro scivolano ...

Questo è l'alfabeto della mia educazione sentimentale.

Mi sono come destato da un lungo torpore, oggi, o forse semplicemente mi sono lasciato vincere dalla stanchezza.
Quale che sia la verità, so che è transitoria, effimera come ogni segmento di questo vivere bizzarro.

Oggi l'affetto ha vinto sulla passione, ed è stato un sorriso pulito, nel quale non riesco ad immaginare malizia, a convincermi che almeno una frazione dell'amore non mi è interdetta.

Non avvicinarti, ti prego.
Resta stella fissa, immobile, eterea, incorruttibile, e che il baluginare attenda il chiudersi di occhi esausti e labbra screpolate.

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