Sunday, 19 February 2012

Avevo ragione

Avevo ragione, e forse la mia non era un'intuizione vaga, quanto piuttosto un aver aderito, almeno per un istante, ad un'ipotesi fattasi concetto più velocemente che delusione, rifiuto, paura.

Avevo ragione, dunque, e non l'ho mai dimenticato davvero, nè mai mi capiterà di dubitarne in futuro.

E' la donna la chiave di volta, la soluzione, la gioia.

E' la donna.

Sono stato addirittura sopraffatto dalla bellezza.

Ho passeggiato per la città, che mai come oggi m'è apparsa meravigliosa, generosa della propria ricchezza, accogliente, e dopo aver bighellonato per giardini e viali, ho visitato una straordinaria galleria d'arte in centro, che già so sarà il mio salotto per i pomeriggi del futuro.

Tra tutto, un paio d'opere hanno catturato la mia attenzione.

Nella sezione d'arte moderna, mi sono intrufolato nel labirinto che era l'avvolgersi su sè stesso di una carta da parati spessa e rigida, sfondo verde e caricature d'occhi umani, dove si nascondeva una bizzarra cabina delle dimensioni di un loculo, disposta in verticale.

Fessure sottili, come serrature per chiavi dell'immaginazione, bisbigliavano dall'interno una bizzarra composizione di lampade, fili metallici, pupazzetti, che l'occhio solo in parte riusciva, giocando di parallasse, a catturare.

Provavi a cogliere in fallo l'artista, alla ricerca di una sezione dell'interno non decorata, ma ovunque fosse il tuo occhio, era arte quella che si manifestava dall'altra parte di quel diaframma, e tuttavia rimaneva il dubbio che quelle decorazioni fossero uniformemente, e completamente distribuite in quel volume.

Il creatore di un simile gioco, competizione tra curiosità, sensazione, appagamento, è riuscito nell'intento di stupire, e l'ha fatto costruendo qualcosa che, al di la di tutto, è bello.

Accompagnami in quell'ampio salone sotterraneo, dove come in un caveau sono custoditi tesori inestimabili e universali.

Devi immaginare un piccolo quadretto, un po' nascosto tra magnifiche tele, imponenti marmi, armature lucenti, ardite combinazioni di pannelli in legno.

In uno stile che definirei impressionista, il dubbio nasce dal fatto che per catturare una scena simile ogni stile converge al confondersi di linee, ai contorni indefiniti di quella corrente artistica da pittori miopi e visionari, è ritratta una bambina che gioca su una spiaggia assolata, li dove il mare, ritmicamente respirando, espandendosi e ritirandosi, disegna il profilo delle onde.

Avrei voluto chiamarla 'piccola mia', e raggiungere di corsa assieme a lei quel punto di mezzo che congiunge un padre innamorato alla sua bimba, e prenderla in braccio, e baciarla dalla testa ai piedini.

E poi assieme saremmo tornati da te, amore mio.

3 comments:

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  2. L'amore paterno mi commuove più dell'amore materno, è meno indagato, meno scontato...
    gli occhi di un padre innamorato sono tra le mancanze più tenere che può avere una figlia.

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  3. Un bacio a te amica mia :-)

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