Sunday, 26 February 2012

Animula vagula blandula

Ogni città è un corpo, e se il fluire per le strade, l'accumularsi in piazze e giardini di individui nelle ore di traffico più intenso è lo scorrere o il giacere vitale di liquidi o masse dense come organi pulsanti, nella struttura portante ed immobile, nella pietra e nell'acciaio, il ripetersi ordinato di archi, l'esibizione singolare di un mausoleo, il convergere apparente di linee parallele verticali o orizzonali in un punto lontano dell'orizzonte, ritrovo il minerale osseo, e lo colgo nel suo senso di sostegno necessariamente impersonale, duro, pungente, più che in quello di modulatore primo di ogni movimento, perfino del più dolce e morbido.

A questa visione aderisco quando la mano sfiora mura antiche di secoli o carezzo visi di cariatidi annerite o diversamente deteriorate dall'opera paziente, meticolosa e infelice non solo del tempo, ma delle mani pallide, malinconiche e smunte di centinaia di vagabondi.

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