Sunday, 29 January 2012

Una sarta di Veneziain

E' assodato: il mio inconscio ha dimestichezza con nomi, vicende e strategie del vivere che mi sono quasi del tutto ignote.

Sono a Torino, e sto passeggiando con Justin Biebier, un cantante teen ager di cui non so assolutamente nulla, se non che è suo il video più popolare su Youtube di tutti i tempi.

Justin è un nome d'arte, e anche la scelta di cantare in inglese fa parte di una strategia di marketing: in verità lui è proprio piemontese, e fiero del proprio accento sabaudo.

Mentre sono li che ascolto le sue lamentele, data la figura pubblica che rappresenta non può esprimere nulla di sè stesso, e provo una simpatia per lui nonostante, mi confessa, sia un sincero, accanito sostenitore del governatore piemontese, un leghista con i riflessi di un ghiro in letargo e una fronte comunque troppo ampia, vedo venirmi incontro, vestita senza cura, triste, malinconica, una donna che ricordo di aver conosciuto ad un pranzo di Galà o qualcosa di simile.

Mi sbarazzo senza troppi riguardi di Justin, per me la priorità è sempre 'lei', ed donna più che femmina, e mi avvicino.

Basta un attimo, e tutto torna chiaro nella memoria: è una delle più note e pagate manager europee, ed un'immigrata anche lei, che ha lasciato l'Italia per diventare una giramondo.

Sempre in movimento, è sempre in ritardo o in anticipo.

Non è bella, ma l'amo.
D'altra parte tu sai quanto faccia presa sul cuore una lacrima, e quanto ancora più profondo sia il sentimento, se lei fa di tutto per trattenerle.

Lei non lo sa, ma io sono una sorta di semi dio, e il mio compito è quello di alleviare le sofferenze dell'umanità, quelle di un cantante pressato dal fanatismo, quelle di una donna che sta sprecando la propria esistenza.

Le chiedo di essere sincera, come faccio sempre con chi amo.

'Dimmi il tuo sogno, dimmi cosa davvero desideri dalla vita'.

E' confusa, di più: è nuda.
Lei, la direttrice di banca, l'organizzatrice di vite, la burattinaia di mille esistenze, compresa la propria, fatica a lasciarsi andare.
Teme l'ingiuria, l'umiliziaione.

Infine cede.

'Vorrei essere una sartina di Venezia, ma come potrei ...'.

Le faccio segno con il dito di fare silenzio.

'Domani riceverai un telegramma. Una tua lontana parente ti lascerà in eredità una bottega a Venezia. Tu lascerai ad altri i compiti che ti hanno fino ad oggi perseguitata, e sarai una sartina di Venezia'.

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