Wednesday, 25 January 2012

Un vecchio signore gentile

Di Bertrand Russell non ho letto che pochi saggi, e per lo più di natura divulgativa, tralasciando i testi tecnici e avanzati, che non essendo un logico nè un matematico non sono alla mia portata.

La prosa di Russell, mi riferisco a traduzioni in italiano, ma non fatico a credere che il mio giudizio si possa traslare anche agli scritti originali, è sorprendentemente semplice, e il suo argomentare non particolarmente acrobatico o vibrante.

Certo, capita di trovare frasi lapidarie, capaci di condensare in poche parole concetti sottili e illuminanti, ma più spesso si scopre senza stupore il punto di vista di Russell, che più che a meravigliare punta ad educare, con metodo, il lettore.

In questo senso, emerge la natura di scienziato, non di letterato, di Russell, e anche se in un certo senso questo rende la lettura meno avvincente, quasi noiosa, si guadagna in chiarezza e convincimento.

Ieri notte ho provato a considerare Russell solo come divulgatore, ignorando i suoi contributi tecnici in materia di logica e matematica.

Si è formata così nella mia mente una figura esemplare di vecchio signore gentile, oggi si direbbe sobrio, la cui massima qualità non era tanto un'intelligenza superiore alla norma, di una tale virtù ci si può rendere conto godendo dei lavori tecnici di cui parlavo prima, ma una eccezionale libertà di pensiero.

Non è alla portata di nessuno di noi il genio di Russell, ma non reisco ancora a convincermi che la più autentica libertà di pensiero ci sia interdetta.

Il mio non è un panegirico di Russell, un'esaltazione euforica della sua figura.

Macchè, tutt'altro!

La conclusione del mio discorso rappresenterà, te ne renderai conto subito, una sconfitta su tutta la linea.

Negli anni '40, ai tempi Russell era già un vecchio signore gentile, forse settentenne credo, e aveva già prodotto gran parte dei propri scritti, venne offerta al matematico inglese una cattedra all'Università di New York.

Quando la notizia si diffuse, provocò grandi malumori: intervennero il Vescovo e altri notevoli deficienti della città, e tanto dissero e tanto fecero che nonostante il supporto e l'elogio pubblico di Einstein e altri grandi l'Università dovette rescindere il contratto.

Questi imbecilli, capitanati oltre che dal detto Vescovo anche da numerosi politicanti da strapazzo in cerca di voti di beghine e coglioni, sono sempre la maggioranza a questo mondo, s'accanirono contro Russell accusandolo di essere "un arido e decadente difensore della promiscuità sessuale", e un empio che "tollera l'omosessualità e, oserei dire, l'approva".

Vinsero, i mediocri, e Russell dovette rinunciare all'insegnamento, nonostante fama e merito.

Lo vedi il paradosso?

Fama e merito nulla poterono contro la sua libertà di pensiero.

E se hai dentro solo questo fuoco, in parte distruttivo, non si può non ammettere, e non possiedi qualità superiori, non hai che una solitudine infinita attorno a te.

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