Thursday, 26 January 2012

Supponi ...

Supponi per un istante di essere immortale, e di aver gia' vissuto il tempo che corrisponde a centinaia, migliaia di esistenze, o di poter avere esperienze di vita multiple e contemporanee.

E' facile identificare una sorta di 'vita media' in tal senso: in un ciclo di nascita e morte continuo, o anche in una primavera immutabile, o nella sovrapposizione di applicazioni differenti del vivere, lo scorrere del tempo ti avra' visto o vedra', spesso, coinvolto in relazioni affettuose ordinate, intraprendere occupazioni di burocrazia o ufficio, ed essere, in definitiva, entro i limiti del buon senso e della consuetudine, oserei dire per definizione stessa di 'media'.

Di questa normalita' potresti perfino aver noia un giorno, che' dopotutto 'gutta cavat lapidem non vi, sed saepe cadendo' si puo' tradurre in mille modi diversi, e cogliere anche nel senso della capacita', unica, della monotonia di dissolvere persino la roccia, ovvero della noia di disintegrare ogni gioia di vivere.

Avresti forse perfino la tentazione di sconfinare, osare oltre il limite sicuro, stabile e fermo del buon senso.

...

Io vivo come un immortale annoiato, che ha voluto provare una combinazione folle di elementi, con la speranza di ricavarne un sapore nuovo, un punto di vista inatteso.

Ieri sera sono andato a far la spesa, e mi sono vergognato di quel che alla fine ho portato alla cassa, terribile banco di prova e giudizio di un fallimentare trascinarsi.

Il carrello di un single che non ha forze per volersi bene, vaschette di prosciutto venduto sottovuoto, focaccine da consumarsi prima di, pasta da infilare in forno per tot minuti, qualche barretta di cioccolato al latte, davvero traducono in contante l'avvilente condizione di un debole.

Quando rinunci al risotto, e non cerchi le cipolle migliori, e non metti in conto quella mezz'oretta necessaria per farle rosolare bene e mischiare assieme i varii ingredienti, dai un valore di puro consumo al tuo pasto.
E cosi il sonno, cui ti avvicini senza riti preparatori che siano minimamente piu' complessi di quelli imposti dall'igiene, e cosi pian piano l'ascolto della musica, e cosi' un giorno, lo so, perfino la contemplazione della bellezza delle donne.

4 comments:

  1. Guarda, il mio post di oggi lo incollo qui, invece di scriverlo da me. Sta meglio qui. Diciamo che è il "lato B" del tuo.

    "Quisquilie da tragitto in metropolitana senza avere nulla da fare.
    Ci pensate a quanto tempo morto rimane sottoutilizzato?
    Sperperato, dissacrato.

    Un tale davanti a me sembrava piuttosto "diversamente normale".
    Non so se in preda a qualcosa di lisergico oppure no.
    L'effetto chimico si dissipa, e la cosa finisce lì.

    Certo, si può entrare e uscire a piacimento dallo stato di visione scombinata.
    Supponiamo che una volta accada che il ritorno sia precluso.
    Bang!
    E adesso?

    Adesso capita che la visione "distorta"
    all'improvviso diviene cronica. La norma, insomma.
    Per assurdo, l'assunzione di una chimica differente potrebbe provocare visioni distorte "distorte", cioè congruenti con ciò che io potre definire "visioni non distorte".
    In altre parole, se un tale dovesse drogarsi per vedere quello che vedo io, questo sarebbe un argomento serio di discussione.

    Poi ho realizzato che questo accade. eccome!
    Ogni volta che incolliamo addosso a qualcuno un etichetta, avviene esattamente questo.
    Induciamo forzosamente (distorcendola, quindi) una visione.
    La stessa visione che noi osiamo appellare "non distorta", riferita a noi stessi."

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  2. Ieri sera pensavo di scrivere di te, per un motivo che non voglio esprimere qui ora.

    Sai, tu hai una cosa che e' eccezionale, e voglio esprimerla facendo ricorso ad un'analogia geometrica.

    Considera una rotazione: lascia immobile il punto attorno al quale si ruota, e muove tutti gli altri.

    Cosi' facciamo noi quando, in preda alle mille variabili che ci modellano, costringono, alterano, cambiamo modo di vedere il mondo, ma non noi stessi.

    E' l'egoismo del punto fisso, la sua ottusita' conveniente.

    Poi ci sono le persone come te, capaci di intendere una rotazione in senso assoluto, senza rimanere vittime o complici del privilegio, che e' patologico, del punto fisso.

    A prestissimo!

    Gio

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  3. Mica tanto eccezionale: basta eliminare la parola "IO" dal vocabolario.
    Lasciarsi dissolvere, in un certo senso. Per Essere.
    Perché "IO" non esiste. Lo sai come la penso.
    Hai notato che IO è simbolicamente binario?
    Acceso-spento, uno-zero. Divertente, no?

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    1. "'basta eliminare la parola 'IO'"

      E dici poco! :-)

      Da te si attinge.

      Gio

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