Tuesday, 3 January 2012

Pensieri di una sera di dicembre

Parlavamo dei tempi che tutto cambiano, quella sera di dicembre.

In salatto, seduti sui divani, ancora spiegazzate le federe dai giochi irrequieti dei bambini, si discuteva di tecnologie e rivoluzioni digitali.

Una libreria, per essere ricca, adeguata, completa, per svolgere il proprio ruolo di ospedale dell'anima, necessariamente deve raccogliere, su ripiani adiacenti è poi meglio, Barbapapà e Steinbeck, un fumetto, magari di Alice, e vecchi trattati di filosofia.

Un domani quasi prossimo, sarà forse tutto compresso in supporti ottici, o, più probabilmente, in schede di memoria.

E invece che pagine, ruvide, spesse, consumate dal tempo, le dita sfioreranno uno schermo neutro e pallido a cristalli liquidi per avanzare nella lettura, e non ci saranno nè odori nè stropicciature.

Tradiremo l'etimologia stessa: quella di libro, chè non ci saranno più legami con cortecce o alberi, quella di biblioteca, non rimanderanno più al papiro le nostre letture, e, su tutte, quella esplicita, sensuale, quasi erotica, di volume.

Nel vagabondare prima dell'atto, le dita non correranno più sui dorsi dei nostri tesori, disposti con cura o senza alcun senso su ripiani piegati dal loro peso, come a carezzare le vertebre di una dea distesa ed ignuda, e non ci verrà in mente Eraclito mentre cercheremo una biografia di Nina Simone, perchè non l'incontreremo più.

Non scivolerà dallo scaffale nella mano, come un'amante che si concede a noi, un libricino sottile di poesie, nè a fatica dovremo trovar lo spazio per inserire un manuale di scienze, perchè se ne stia stretto tra un trattato di ottica e uno di meccanica dei mezzi continui.

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