Thursday, 19 January 2012

Ladri di biciclette

Sono stato un ladro di biciclette, stanotte.

In sella a dei rottami, e ripetuti guasti mi obbligano a cambiare bicicletta in continuazione, sto cercando di raggiungere un ospedale.
Inizialmente, so di dovermi ricongiungere a qualcuno, e non sono affetto o premura a spingermi, ma piuttosto ragioni di lavoro, e le tinte spettrali dello spionaggio e dei servizi segreti militare incombono su questo contatto misterioso e pressante.

Senza freni, con un manubrio che e' poco piu' di un tubicino di ferro incastrato al telaio, corro a folle velocita' in un deserto popolato da ruderi metallici e ingorghi di filo spinato, e se qualcuno mi affianca, per offrirmi aiuto, per suggerirmi di stare attento, non posso che ingannarlo, inventando dal nulla storie alternative al movente del mio folle avventurarmi
in quello scenario apocalittico.

M'illudo un paio di volte d'essere giunto a destinazione, ma capito invece in basi militari o centri commerciali, e l'angoscia cresce, che' io so che il tempo a mia disposizione e' limitato ...

E poi mi rendo conto che non esiste nessun contatto, nessun agente segreto.

In ospedale, semplicemente, devo andarci io stesso.

Ho ancora due ore, e poi l'effetto del farmaco che mi tiene in vita svanira', ed allora arrivera' la morte, e a precederla saranno dolori atroci, e il buio della perdita della ragione.

Prendo una buca, e ruzzolo a terra.

Mi sento finito: la bicicletta e' ormai distrutta, ed a piedi non faro' mai in tempo a raggiungere l'ospedale, del quale dopotutto non e' piu' neppure certa l'esistenza.

Mi frugo in tasca, alla ricerca di una gomma da masticare o una sigaretta e trovo due compresse del mio medicinale.

Senza pensarci su le butto giu', deglutisco e lascio che i brividi, ha un saporaccio disgustoso quella roba, mi ridestino.

Sono salvo, ma per quanto a lungo nessuno puo' dirlo ...

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