Tuesday, 10 January 2012

Inattesa

Certo era carina, ma nulla di eccezionale, e per lei dunque avevo le frasi di cortesia e complimento che non so negare alle donne che, al di la dell'avvenenza, dimostrano, non necessariamente a me, dolcezza, premura, attenzioni, e non quelle ardenti, ossessive forse che rivolgo alle dee seduttrici.

Da un'albergatrice, assieme ad il marito, di qualche anno più grande di lei, aveva da poco avviato il bed and breakfast presso il quale ero ospite, si ricevono spesso servizi inclusi nel prezzo più che dimostrazioni di vera cordialità, e forse l'inesperienza, o la sua giovane età ne facevano viceversa una direttrice a volte un po' distratta e approssimativa, ed una presenza amichevole e cara.

Le relazioni tra personale ed ospiti si riducevano a pochi scambi di battute, all'arrivo, al momento della colazione, e fino ad allora non credevo d'aver significato nulla per lei, nè che i complimenti ai suoi modi gentili, un commento sincero di vivo apprezzamento per la scelta musicale di sottofondo della sala mensa, l'avessero sfiorata in quella dolce intimità da troppo tempo invisibile al suo uomo.

Un mercoledì, verso il finire del soggiorno, non mi sentivo particolarmente bene, decisi di passare l'intero pomeriggio in camera.

Verso le due, risolsi di farmi un bel bagno caldo, un rimedio questo che spesso mi rimette in sesto dalle condizioni di disagio e malessere che a volte mi colgono se prendo freddo la notte, o se chiedo troppo al mio corpo in termini di resistenza.

Finito, con l'accappatoio ancora gocciolante, dal bagno mi spostai in camera, alla ricerca dell'asciugacapelli, e la vidi.

Se ne stava sul letto, supina, tenendo stretto a sè il mio cuscino.

'Mi scusi ...' dissi a bassa voce, con il senso di colpa di chi si ricorda d'improvviso di non aver appeso fuori dalla porta il cartellino del 'Do not disturb' e lei, presa di sprovvista, scossa, si girò di colpo.

Aveva gli occhi rossi di chi ha appena finito di piangere ed e' ancora a pezzi, ed era tutta in disordine, i lunghi capelli castani sciolti, gli occhiali finiti chissa' dove, e per la prima volta m'apparve bellissima.

L'attimo che seguì fu di scontato imbarazzo, e cercavo allora di individuare nelle idee che mi venivano in mente, una che non fosse sciocca, ma senza alcun successo.

Alla fine mi decisi per il più stupido degli argomenti.

'Si sente bene, signora?'.

Singhiozzava, e cercava di darsi un contegno, di tornare presentabile.
Infine cedette, e disse.

'Ho 29 anni!'.
'Ho 29 anni!'.

E mi guardava, perchè le dessi dimostrazione d'aver capito esattamente cosa intedesse, ed io dentro davo forma ad un'idea, ed era triste e malinconica, e mi accompagnò al letto, a sedermi accanto a lei.

Le presi la mano.

Scossa, scoperta, fragile, si lascio' andare alla verita':

'Ho 29 anni ed un marito che non mi considera più una donna. Ho 29 anni ed un marito che non mi dice mai una parola d'amore. Ho 29 anni ed un marito che pensa solo al lavoro. Ho 29 anni ...'

e la fermai.

Quel che seguì, subito ma senza fretta, fu l'amore più autentico della mia vita, e non mancava nessuno degli ingredienti necessari: la confusione, comune ad entrambi, il senso di colpa, la sensazione di precipitare con la certezza di non potersi più salvare comunque.

Fu un rincorrerla per trattenerla, un averla fra le mani perchè non si perdesse.
Ed i nostri non erano desideri, erano come preghiere, e la nudità non più una questione di pelle scoperta ed esibita, ma di aderenza e fusione.

La foga era contatto, e le contrazioni e gli spasmi, lo stringersi della fica, l'affondare della dita nei seni bianchissimi o nei glutei morbidi, essere io e lei uno soltanto.

Quel giorno io trovai il mio amore, lo presi, e lo portai via con me.

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