Sunday, 8 January 2012

I pensieri di una domenica pomeriggio

Domani si torna al lavoro anche se non sono del tutto in forma, e dovrò dunque stare attento a non prendere freddo, e a non dare troppa confidenza alle finestre, che qui spifferano quasi tutte.

Per stasera, pensavo a dei ravioli ripieni al brodo di carne, con del formaggio fuso a dare più consistenza e, nel vero senso del termine, calore alla pietanza. Li immaginavo gonfi e morbidi, e già li pregustavo, godevo sentendoli scender giù attraverso la trachea, ad alleviare quel male che ormai è comunque quasi passato.

A cena avvenuta, lamento il completo insuccesso del mio piano: è venuta fuori una robaccia insipida, quasi interamente finita nel sacco dell'immondizie.

Ho dunque allungato il desinare con del formaggio tagliato sottile, basta un po' d'olio e qualche spezia per farne già prelibatezza quando la fame ridimensiona le aspettative di un lazzarone, e prima di notte tornerò a scaldarmi con della cioccolata e del latte e miele.

...

Anche oggi ti ho pensato, e con la consueta cura, che è quella dedico a chi più amo.

Ho evocato la tua presenza nella stanza.

La stanza ... credimi, al momento era disordine imbarazzante e per prima cosa mi sono sentito allora in dovere di riassettare almeno un po' in salotto, e mettere su un po' di Jazz di sottofondo ...

Quando sei apparsa, ho cercato non attraverso le parole, ma esattamente tramite la semplice staticità del pensiero che sei di dare volto alle mille incognite del rapporto platonico di noi due.

Ti confesso in aggiunta ad altre, anche una riflessione ardente, forse oscena, di intimità esplicita e voluttà, e che tuttavia solo con te avrei potuto sviscerare.

Il sesso, quasi sempre, è movimento.

Spingere da dietro, da sotto, affondare dal davanti, e poi strizzare dolcemente, leccare, dare tanti bacini ...

Ognuna di queste meravigliose usanze può essere armonica, avere cioè una regolarità di fondo, ma è comunque dinamica.

Mi sono invece domandato cosa possa significare una penetrazione immobile, nel caso specifico il corpo di una donna, magari perfino mezza vestita, seduta su di un uomo che se ne sta in poltrona, senza muovere muscolo, come fossero in attesa di qualcosa.

Due amanti che si guardano da vicino.

Io e te.

...

Fermati.
Fermiamoci.

Non iniziare a far forza sulle belle cosce, per andare su e giù, a cercare la frizione che sprigiona il piacere, ed io non darò colpi da sotto, a stimolare un godimento che oggi andremo a cercare altrove.

Osserviamoci, adesso.

E' difficile, lo so bene, non prestare ascolto agli istinti, che vogliono un premio grezzo, delle viscere, più che del corpo, ma ti prego, interroghiamo questo momento.

Sono dentro di te, e lo sento.
Ti sento.

Le mie mani, ampie a coprirli quasi interamente, potrebbero essere scese sui glutei, o aperte coppa, sfiorerebbero carezzevoli i seni appena scoperti, o forse s'intreccerebbero alle tue, ancora più stretta a me tenendomi, ed il solo pensiero saresti tu.

Ora parlami.

Dimmi ogni cosa, di quello che senti, di ciò che sogni, di me perfino.

Nell'estasi di un'istante, inganneremo ogni norma, sbandando lontani da aspettative e circostanze.

Nell'estasi di un contatto che, immobile, sarà quasi eterno sebbene instabile, avremo forse una visione lampante di segreti celati e verità irraggiungibili.

E se non sarà così, avremo fatto l'amore.

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