Tuesday, 31 January 2012

Cartesio, Newton e le forze invisibili

Un'idea origina solitamente da un punto ben preciso, in quello che potremmo definire come lo spazio delle fasi della mente, e pero' basta un istante per scinderne la massa originale in frammenti minuscoli, che come soggetti a scattering multipli seguiranno traettorie ordinate ma imprevedibili, per finire, rotolando, scivolando, fuggite lontane dal principio.

Nel tratto che lega tra loro questi atomi, c'e' forse la definizione di 'ragionamento', non credi?

Se penso a Cartesio, Newton e le forze invisibili, immediatamente mi torna alla memoria Alice, che davvero ho conosciuta inizialmente discutendo con lei di Descartes, e delle degenerazioni peggiori delle sue dottrine, torti imperdonabili dei quali non ero a conoscenza.

Di li poi, come in un problema non lineare, partono ramificazioni infinite su il senso di un incontro, la ricerca della bellezza, la consolazione, dolce, della sua esistenza oggettiva.

Mi richiama all'ordine il concetto, sfiorato appena ma gia' solido, delle forze invisibili, che valsero a Newton, e non a Cartesio, il titolo di padre della fisica moderna.

Pochi secoli fa, era davvero arduo per la mente accettare che una forza non avesse bisogno di continuita' di contatto per propagarsi, e dunque per spiegare i fenomeni gravitazionali si ricorreva a complessi meccanismi di fluidi, e altre storture della mente, prive di logica perche' legate ad un principio semplicemente errato.

E' buffo come spesso davvero un assunto iniziale, falso, forzi la mente a congetture di insostenibile pesantezza, laddove almeno un 'ansatz', cioe' un tentativo, potrebbe cercarsi proprio mutando appena le ipotesi di ingresso, trovando cosi soluzioni ovvie, semplici, complete.

Non si fa in fisica, non l'hanno fatto molti dei fisici piu' illustri della storia, e non mi sorprende non sia abitudine neppure nel campo di studio che tocca noi tutti, ovvero la nostra vita, il suo intrecciarsi a mille altre esistenze.

Ci sono forze invisibili che impediscono, impongono, stravolgono.

Ho riflettuto recentemente su questo, e ho cercato di inquadrarlo in un contesto davvero fisico, mettendo a sinistra di una relazione, un'ambiziosissima equazione questa, lo riconosco, la legge che governa l'agire umano, e a destra la 'sorgente' che determina nello specifico lo stato attuale in cui precipita l'astratto.

Cosa mi impedisce di dire ad una bella ragazza che mi piace?
O viceversa, cosa altera il tono della voce, e obbliga ad esprimere qualcosa che sappiamo benissimo essere falso, crudele, ingiusto?
Cosa supera in intensita' l'etica, i desideri, la ragione?

Potresti dirmi che spesse volte e' ruolo dell'astuzia l'inganno, ma io qui intendo qualcosa di differente, che non esige che un istante, e nessun ragionamento, per intervenire, con violenza, nelle nostre vicende.

Nescio, sed fieri sentio, et excrucior.
PS: ho mal di testa e soffro ancora dei postumi di un malanno. Non fate caso al non senso di questo e altri scritti.

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