Monday, 23 January 2012

Avere i colori dell'autunno

Oggi ho visto una ragazza.

Aveva i colori dell'autunno nell'arancione di lunghi capelli appena mossi, come se l'infuriare del vento per lei fosse giusto un gentile sbuffare, ed era delle foglie cadute e rossastre, e della fiamma che danza nel camino, il rame della criniera fiera e selvatica.

Nella gonna, oziosa e birichina a cadere, come in letargo, fino alle caviglie, un tessuto giallo ricamato, anzi orlato, con motivi geometrici di sottili trame verdi e azzurre, era la primavera che presto ne accorcera' la misura, quando le gambe torneranno a reclamare l'aria, e gli occhi sognanti degli innamorati della bellezza.

Allora l'immagini in un ballo, al suono di cornamuse o violini tzigani, e con le mani, all'altezza delle cosce strette, tenerne dei lembi arricciati, e cosi' al ritmo della musica, esaltare l'elasticita' del muscolo, e la forma ora concava ora convessa delle gambe e del bacino.

Eppure, anche se la fantasia rimanda naturalmente ad immagini di movimento, di un linguaggio del corpo, preverbale, ne ho colto la bellezza vedendola entrare in un negozietto per uscirne immediatamente, con un quotidiano infilato nella borsa a tracolla, e me ne sono convinto vedendola discutere, viva, spumeggiante, perfino aspra, con un ragazzo placido e fortunato, ad un tavolino del bar.

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