Monday, 28 February 2011

I miei esami universitari: Analisi I, seconda parte

Tenevo molto a ben figurare in quell'esame, e non solo perchè era il primo del mio percorso all'Università.

Sunday, 27 February 2011

I miei esami universitari: Analisi I

Un compagno di classe ai tempi di liceo di mia sorella, due anni piu' grande di me e un'immensa, irragionevole autostima, pure frequentava la mia facoltà.

Un sogno completamente privo di senso

Questa volta davvero il mio sogno non ha nè capo nè coda.

Saturday, 26 February 2011

Il vantaggio ...

Pubblico il finale del racconto precedente.
L'episodio che lega questi due fotogrammi seguirà entro breve.

Sognare un pastore Malinois


Don Giovanni nell'aria, e allora ti immagini di sognare femmine a tonnellate ...
E invece no.

Friday, 25 February 2011

You can't talk to Al-Jazeera!

Oggi sono tornato a casa nel primo pomeriggio.

Non si conclude il venerdi la mia settimana lavorativa in questi mesi, e però avevo davvero bisogno di riposo.
Giunto a casa, ho dato un'occhiata alle ultime notizie in arrivo dalla Libia.

Seguo, in questi casi, soprattutto la diretta su Al-Jazeera.

Particolarmente interessante, e tremendamente drammatica, è stata l'intervista telefonica con un attivista libico presente sul suolo insanguinato di Tripoli, o comunque di una delle città che, in questi giorni, vivono un'esperienza che oscilla tra guerra civile e mattanza di tipo mafioso.

L'intervistato sapeva esprimersi in un inglese più che discreto, ma un interprete dall'arabo gli permetteva di parlare nella propria lingua, guadagnando in termini di rapidità e precisione.

Mentre così, con una qualità audio scadente in virtu' della sovrapposizione di queste due voci, l'intervista andava avanti, e si citavano fatti già conosciuti, un urlo severo, un vociare concitato e fanatico, catturato dal microfono del telefono del libico, ha interrotto la conversazione.

Un attimo di silenzio, e di disorientamento in studio, rotto dall'agghiacciante traduzione di quelle grida, da parte dell'interprete.

'You can't talk to Al-Jazeera, you can't talk to Al-Jazeera!'.

Nessuno ha più risposto alle domande della cronista che, dal suo studio elegante, perfettamente occidentale, parlava di un angolo di mondo non remoto, eppure teatro di una tragedia sconosciuta da decenni alla nostra Europa.

[Ovviamente potrebbe essere una montatura, ma io non sono propenso a crederlo].

A giocare con il fuoco ...

... ci si scotta.
A volte poi, ci si ustiona.

Carlo era un omettino gracile e gentile.
Lavorava ormai da 5 anni nel reparto di ortopedia del policlinico, ed benchè fosse un po' riservato e taciturno, era benvoluto da tutti.
D'altra parte i suoi modi, distaccati ma premurosi, ne facevano un collega ideale: non era raro che s'offrisse d'aiutare in caso di un contrattempo, ed era sempre disponibile per lavorare a Natale o Capodanno, quando il baratto di un turno puo' significare non dover rinunciare alla festa.

Perfino il suo aspetto fisico, era deboluccio e lievemente clorotico, introduceva a una persona mite e inoffensiva.

Capitava assai raramente che per primo rivolgesse la parola ad un altro, e pero' ogni conversazione iniziava con un 'buon giorno' e sfumava con formule di cortesia forse un po' artefatte ma mai sgradevoli.

Solo con Luigi, un tizio nerboruto e un po' rozzo, il rapporto non era idilliaco: avevano smesso quasi subito di salutarsi agli incontri casuali, in corridoio, in cortile, e quando si trovavano in ascensore, era un silenzio glaciale ogni volta.

Quel giorno Carlo stava discutendo con Veronica, una bella ragazza che lavorava in pediatria: non era vero e proprio flirting, ma una conversazione allegra, perchè se c'era una cosa che faceva brillare i suoi occhi, battere quel cuore un po' malandato, erano proprio le belle e giovani ragazze.

Luigi irruppe nella conversazione con violenza e maleducazione.
Apostrofo' con insospettabile violenza Carlo, tanto che Veronica, imbarazzata, chiuse la discussione repentinamente.

Rimasti soli, non ci fu spazio per fraintendimenti.

Luigi sbotto':

'Stai lontano da Veronica, chiaro? E' sul mio cazzo-radar e non voglio intralci'.

Carlo rimase in silenzio un attimo, quindi, dopo un profondo sospiro, replico'.

'Il tuo cazzo-radar? Ma come parli? Sei un essere umano o un animale?'

Spazientito, Luigi prese per il camice Carlo, e minaccioso, guardandolo dritto negli occhi, aggiunse.

'Non me ne fotte un cazzo della tua opinione: stalle lontano e basta o ti spacco quella faccia da zombie che ti ritrovi'.

Quindi lo lascio'.

Stava per prendere verso il suo reparto, quando Carlo riprese a parlare.

'Ma dimmi un po' ... tu pensi che sia prudente minacciare qualcuno che non conosci minimamente?'

Luigi, stupefatto, quasi divertito, intervenne.

'Mi stai minacciando? Ma ti sei visto in faccia? Neanche se avessi un braccio legato dietro la schiena mi faresti paura ...'.

Carlo, di nuovo:

'Oh no, certo, no. Io sono uno zombie, più di la che di qua. No, non è me che devi temere. Devi temere chi non conosci, e chi non riconoscerai. Ora scusami ma non ho più tempo per giocare con te.'

Luigi volle dire l'ultima parola:

'Sei patetico, ma a chi cazzo credi di far paura? Non rompermi i coglioni o ti spacco le gambe'.

Cio' detto, ognuno tornò al lavoro, convinto d'essersi spiegato adeguatamente.

Thursday, 24 February 2011

Un incapace

Lui, il Tycoon, è un incapace.

Ci ha messo in una situazione complicatissima, il grande imprenditore, quello che disprezza i parrucconi della politica e dice d'aver portato una ventata d'aria nuova in quelle stanze buie popolate da figure stantie che sono le istituzioni.

S'è messo a fare affari con uno psicopatico perfino più sbandato di lui: per qualche dollaro in più ha piegato una democrazia ai capricci di un dittatore sanguinario, e ora è esposta ai pericoli di ritorsioni, di colpi di testa di una bestia ferita ma ancora temibile.

Lui si credeva il più furbo: lui, che non si era fatto scrupoli a fare affari con Dell'Utri e Mangano, era certo di poter ripetere il canovaccio con Gheddafi e soci.

Tra tutti i paesi del mondo occidentale, è l'Italia quello nella posizione più delicata: il mediterraneo che bagna le sue coste potrebbe riempirsi di centinaia di migliaia di profughi in fuga dalle bombe pagate anche con i nostri soldi pubblici, e non riesco ad escludere che pedine impazzite del regime libico possano colpire il nostro paese.

Certo, perchè il nostro presidente del consiglio, abituato ai parodistici contratti con gli italiani firmati in diretta TV, ha - pare - firmato un vago accordo anche militare con la Libia che ovviamente non potrà mai rispettare, nel senso inteso da Gheddafi, se le grandi potenze democratiche decideranno per un'amputazione della dittatura, per un confronto diretto con questo assassino.

E allora mi domando con chi se la vorrà prendere quel cane braccato che, dal ventre della terra che è il suo bunker, manda mercenari prezzolati a massacrare perfino la propria gente.

Wednesday, 23 February 2011

Che brutto, quel giorno

Che brutto il giorno in cui ti rendi conto di non avere piu' un cuore.

Per me, quel giorno, è anche oggi.
E' uno di piu' che risponde a questo malinconico appello.

Ieri ti ho portato un piccolo regalo, uno di quei miei bigliettini sciocchi, spiegazzati perchè li tengo sempre per giorni nel taschino della camicia prima di trovare il coraggio di presentarli a 'lei'.

Abbiamo scambiato due parole, mi hai ringraziato.

[Mi sorprende sempre la dolcezza della tua voce, cosi inattesa in una donna dalla bellezza procace e prorompente come la tua].

Oggi, sulla tua scrivania, c'erano dei fiori, lasciati li per te, credo, da un qualche ammiratore.

Non ho sentito dentro nulla.

Nulla, ti dico.

Che sono?
Di chi mi sto prendendo cura?
Di un oggetto vuoto, incolore?

Un silenzio insopportabile segue queste mie domande, e m'immagino come un fossile cui ho donato forma esteriore, ed è pero' pietra senza vita.

Io ... sono stato.

Tuesday, 22 February 2011

La legge del piu' forte

Non passa di certo inosservata, in una città degradata e dominata dalla malavita, l'apertura di una nuova attività commerciale.

Inettitudine

Non ho mai imparato a vivere.

Quando ero un ragazzino, nell'età critica in cui la malattia s'impossesso' del mio destino, e le umiliazioni, quotidiane, avevano il nome squallido della deformità del mio corpo piu' che della malattia che quasi mi uccise, capitava che il mio babbo mi prendesse da parte e mi dicesse 'Gio, verrà un giorno in cui ti renderai conto della fortuna di avere la tua testa'.

Monday, 21 February 2011

Mia sorella ti odia

Ecco.

Vi siete incontrate, e nel volgere di pochi mesi eccoti a casa mia, nella città natale, a una cena con genitori, quello zio di cui ti ho parlato ogni tanto, mio fratello e lei, la cara sorellina.

Troppo stanco

Sono troppo stanco per comporre pensieri, figurarsi per metterli in forma di parola.

In questi giorni di lavoro intensissimo, mi sollazzo allora osservando quello che capita in Italia.

Sunday, 20 February 2011

Uno dei vantaggi ...

... di avere un'amica graziosa che lavora in un museo, è che se capiti da quelle parti puoi salutarla dicendole, ad esempio ...

'Eccola qui, la vera e unica attrazione di questo museo: tu'.

Purtroppo oggi lei non c'era.

Saturday, 19 February 2011

Lettera all'amore mio

Oltre ad essere, ovviamente, bellissima, tu sei anche giocosa.

D'altra parte per essere con uno mio pari, come minimo devi avere un senso dell'umorismo molto al di sopra della media ... e forse della decenza.

In verità sei una persona estremamente seria e perspicace, e proprio per questo piu' magnifica quando ti concedi d'essere buffa, tenera, ingenua.

Senti, domani mia sorella sarà in città.

Lei non sa nulla di noi: abbiamo deciso di essere solo noi due nell'universo, e sono sempre convinto della bontà di questa nostra idea.

Pero' perchè non approfittarne per un piccolo gioco innocente?

Ascoltami, facciamo cosi!

Io saro' domattina a prenderla in stazione, e tu sarai li alla fermata del nostro autobus.

Io, passandoti a fianco, diro' a mia sorella 'Ehy, guarda com'è bella quella ragazza'.

Quindi, senza tante cerimonie, mi avvicinero' a te.

E ti bacero'.

E poi improvviseremo.

Fammi sapere che ne pensi.

Ti amo.

Gio

Attenti tiranni

La mia esecuzione è fissata tra poche ore.

Al levarsi del sole arriverà il corteo funebre che mi condurrà al patibolo, e la mia vita finirà, a 25 anni.

Ingordigia e fame

Non voglio appesantire questa mia breve nota con dettagli che, gli interessati, potranno trovare facilmente su una qualsiasi enciclopedia.

Ingordigia e fame ...

Friday, 18 February 2011

Due ragioni ...

Dalla lettera che manderò lunedi ad Archimede, del dipartimento di Alchimia dell'Università di Atlantide.

'La mia intenzione di cambiare ambito di ricerca nel proseguimento della mia carriera accademica è motivata da due ragioni principali.

Innanzitutto, voglio avere esperienza ancora una volta dell'emozione che si vive quando si apprende qualcosa di nuovo.
Secondariamente, credo che l'opportunità di essere creativi siano particolarmente numerose quando non si è ancora condizionati dal proprio sapere, e si incontrano egualmente vivaci conoscenze e metodi di diverse discipline.'

....

'A tal proposito, quello che trovo particolarmente interessante nel vostro annuncio è l'ambiente altamente interdisciplinare e multinationale di cui fate menzione: lavorando per 4 anni presso l'Università di Alessandria d'Egitto, ho avuto l'opportunità di apprezzare i benefici che un tale ambiente possa garantire.'

Quando ...

Quando non è la vivacità della discussione politica a crescere, ma è la rabbia ...
Quando non sono piccoli scandali a mettere in dubbio la carriera di brillanti uomini politici, ma alla luce del sole la casta si trincera nel suo fortino ...

Quando il divario tra i diritti dei pochi e le pene dei molti si fa abissale ...

Ecco ...

Allora è il momento di tornare col pensiero alla lezione del Macbeth:

MALCOLM: Questo è parlare virilmente! Via, rechiamoci dal re, le nostre forze sono pronte; non ci resta altro che prender congedo. Macbeth è maturo per essere squassato, e i poteri del cielo mettono in opera i loro strumenti. Fatevi coraggio quanto è possibile; è lunga quella notte che non trova mai il giorno!

Non c'è tiranno che sia invulnerabile.

Thursday, 17 February 2011

I tempi

Un'imposta levataccia mattutina ha per me la violenza devastatrice di un tornado.

Tempi duri.

Oh, i tempi sono sempre duri.

Quelli verbali, ad esempio.

Lo è il passato, il presente, il futuro.

Ma quelli più insidiosi sono quelli che compongono il periodo ipotetico: il congiuntivo della protasi, il condizionale dell'apodosi, e non semplicemente perchè ti mettono di fronte a un'eventualità sfumata, a un contrasto tra reale e possibile.

'Se non avessi detto ... sarei ...'
'Se non avessi fatto ... saremmo ...'
'Se non fossi stato ... avresti ...'

No, non è tutto qui.

Il vero problema del congiuntivo è che non sai mai chi sia davvero il soggetto in quella maledetta premessa.

Io?
Tu?

Per sicurezza, mi sono levato dai giochi.

Perchè ridi?

Un ricordo di tanti anni fa.

Una presentazione davvero brillante la sua.

Lo riconobbero tutti: i professori, che già pensavo a come sfruttare al meglio quella genialità di cui avevano una luminosa manifestazione, ma anche gli altri membri di quel gruppo di ricerca, che speravano di poter approfittare della sua presenza per incrementare la loro produttività, e perfino gli altri candidati per quella posizione di ricercatore.

Era ovvio, anche se nessuno lo disse: il lavoro, certamente, sarebbe stato offerto a lui.

Lo imponevano le sue numerosissime pubblicazioni su prestigiose riviste internazionali, il fatto che avesse conseguito il suo PhD a Princeton, e, per finire, proprio la sua eccellente presentazione.

M'ero rassegnato, senza troppi patemi d'animo alla sconfitta: avevo carezzato l'idea di poter lavorare in quell'istituto, è pur vero, ma alle volte, semplicemente, bisogna chinare il capo e riconoscere la superiorità di un altro, non trovate anche voi?

E lui, personalmente, era da anni che lo conoscevo: avevo letto numerosi suoi articoli, e ne avevo sentito parlare da tutti in termini di eccellenza.

Perfino un lieve problema di salute, una fastidiosa forma di asma da panico che una volta, all'inizio della sua carriera, l'aveva quasi ucciso durante una presentazione cui io stesso assistevo in veste di congressista, non faceva che ingigantirne l'immagine ai miei stessi occhi.

Sicchè, quando me lo ritrovai come concorrente per quella posizione di ricercatore, mi misi l'animo in pace senza troppi drammi.

Ci ritrovammo, la sera seguente alle nostra presentazioni, nello stesso vagone, su un treno che dalla Germania scendeva giù, nella notte, fino a Milano.

Eravamo per puro caso compagni di cuccetta.

Entrai nel nostro scompartimento che lui s'era già accomodato, e, sdraiato nel lettino, parlottava al telefono con qualcuno.

Diceva della sua esperienza ... e non era esattamente gentile nei confronti degli altri concorrenti a quella posizione, per i quali aveva parole grondanti di arroganza e di disprezzo.

Quando mi riconobbe, non cambio' registro: ebbro di gioia, gonfio di superbia, mi vomitò addosso tutta la sua presunzione.

Rimasi scosso da quel suo comportamento: ho sempre detestato gli esaltati, quelli che credono di essere migliori degli altri a tal punto da potersene fare beffe, e faticavo a credere alle mie orecchie.

'Magari hai anche sperato di poter vincere, eh? Scommettiamo che la posizione verrà offerta a me? Ho un paper su Science come primo, non credo tu ne abbia, o sbaglio? E tu chi hai come referente? Io ho il presidente della facoltà di fisica di Princeton ...'.

Mentre così parlava, io mi guardavo attorno.

La porta era chiusa, le tendine tirate, e la notte ormai inoltrata.

Andai un attimo in bagno, o almeno così gli dissi.

Invece, diedi una controllata al vagone.

Era deserto.

...

Eravamo solo io e te su quel vagone ... e presto sarei stato solo io.

Tornai nel nostro scompartimento, volendoti dare un'ultima possibilità, ma sperando, tra me e me, che tu la sprecassi.

...

'Si, in effetti penso proprio che vincerai tu la borsa, hai veramente fatto un ottimo lavoro'.

Godeva nel vedermi mansueto, docile, sottomesso.

E commise il suo errore: invece di chetarsi, tornò ancora con rinnovata meschinità a ridicolizzarmi.

Chinai il capo ... e già stavo ridendo ...

Lo risollevai, e gli mostrai il mio volto felice, l'ampio sorriso, la luminosità di due occhi allegri, vivaci, cornice di uno stato d'animo gioviale che lo sorprese.

Perchè ridi? Non hai capito che hai perso?'

'Rido ... perchè penso a come mi implorerai quando ti metterò la canna fredda della mia pistola alla tempia'.

Veloce più del lampo, estrassi l'arma e gliela puntai al cranio.

Un attimo ... ed ecco arrivare quello che aspettavo ...

L'affannarsi di quel respiro che era servito solo a seminare cattiverie, il gonfiarsi inutile di due polmoni incapaci di risucchiare aria, l'occludersi di bronchi ... e l'agitarsi convulso per raggiungere la sua borsa a terra, dove il suo antiasmatico l'avrebbe salvato, e dove invece non arrivò mai.

Quanto impiegò a morire quel bastardo?

Un minuto forse, non di più.

E furono inutili, ancora una volta, i miei soccorsi, e l'ambulanza, chiamata dal capotreno da me allarmato, non potè che trasportare all'obitorio il corpo di quella giovane promessa della fisica italiana, strappato alla vita da una crisi asmatica, e che chissà dove aveva smarrito quel suo spray miracoloso.

Da qualche parte, lungo i binari dove corre ogni notte quel treno che dalla Germania scende in Italia, lo puoi trovare: ve lo gettai io, quando ormai il cane era morto, per dare l'ultimo tocco al mio primo omicidio perfetto.

Sto contando i giorni

Come un prigioniero che sente avvicinarsi il momento della propria liberazione, e il suo allora cuore si riempe di speranza e in sè dimentica il quotidiano patire, gli anni che l'hanno visto acerbo e maturo sprecati in gabbia, cosi io sto contando i giorni.

Ormai manca poco, e finalmente saro' libero.

Certi legami umani sono lacci, catene che mi trattengono in un mondo che non è il mio e dal quale devo fuggire.

Ancora poche settimane, e poi ... 'addio' mormorero' una volta, e una volta ancora, e di nuovo ...

Fino a cancellare dalla mia esistenza quella di chi non capisce che due mondi diversi devono rimanere separati.

Persone

Mi viene in mente una vecchia intervista televisiva a un critico letterario.

Quel nastro ora giace forse in qualche vecchio archivio della Radio Televisione Italiana, dimenticato e negletto.

Era forse Elio Vittorini, comodamente seduto in una sedia di vimini, un bel giardino alle sue spalle, e parlava, mi pare, di Gadda.

Una premessa simile già lascia spazio a considerazioni malinconiche: perchè non possiamo dimenticare c'è stato un tempo in cui, in televisione, si parlava con garbo ed eleganza di Gadda, e s'alternavano, sugli schermi, Pasolini, Buzzati, Montale ...

La forza di un'idea, concetto questo espresso con mirabile efficacia da Russell nei suoi 'Saggi scettici', non si commensurava con la foga di chi la sosteneva, ma con la sua consistenza logica.

E se erano semplici opinioni quelle che si proponevano, da un parte non c'era imposizione, dall'altra non un rifiuto categorico: il fanatismo non albergava in quelle figure immense, che pure raramente parlavano all'unisono.

La favola di Esopo, quella della rana che volle farsi bue, mi sembra naturale accostarla a chi cita Socrate e Cristo per associarne le vicende giudiziarie a quelle di un primo ministro vizioso e inetto: e allora tutto questo sporcare il prossimo senza vergognarsi di dover sguazzare nell'immondizie per riuscirvi, mi sembra una tattica mirabile, studiata a tavolino, per tenere lontani dal discorso quelli che, semplicemente, desiderano restare netti.

Vittorini, o chi per esso, spiego' che esistono due tipi di scrittori: quelli venosi e quelli arteriosi.
Gli uni, i venosi, sono esausti, non danno nessun nutrimento al corpo.
Gli altri, quelli arteriosi, sono vitali e donano, per contatto, energia.

Cosi sono tutte le persone.

E poi ci sono le persone difficili.

Sono quelle, ad esempio, che non ci stanno proprio in un solo cassetto.
Sono quelle che non puoi dimenticare una volta che ti fanno innervosire: perchè il giorno dopo capirai che non restano confinate in quel perimetro entro il quale tu descrivi gli sciocchi, i superficiali, gli inutili.

Fluttuano qua e la, ed è estenuante confrontarsi con esse: le ritrovi dove non te le aspetti, e quella maledetta ragione che hai dentro, mirabile dono dell'educazione, del caso, della fortuna, ti costringe a tornare sui tuoi passi, a garantire loro, ancora una volta, quell'intimità che neghi a chi è finito in un cassetto, e c'è rimasto per sempre.

Oh, sai bene che tornerà l'asprezza di una discussione: e sarà di nuovo un silenzio ostinato che non si sa chi ha cominciato e che tu non vuoi spezzare per primo, e che pure vorresti fosse colmato dalla sua voce.

Ma nel frattempo godi di quel rosso vivace, e torni dolcemente a pensare alla nostra fragilità, che è quella del genere umano.

C'è un silenzio che ha il significato di una consapevolezza malinconica: io so che dei tuoi errori nessuno potrà convincerti, perchè sei troppo intelligente, troppo orgoglioso, troppo duro, perfino con te stesso.

E allora io aspetto.

Aspetto che tu capisca, e che mi faccia un segno.

Perchè nessuno puo' convincerti, ma tu sai già cosa è giusto e cosa non lo è.

[messaggio completamente privo di senso].

Wednesday, 16 February 2011

Ascoltando il mito di Eco e Narciso ...

... m'addormentavo, ieri notte.

Il sogno che la mia mente, stanca per una giornata intensissima, ero uscito di casa alle 8 per tornarvi alle 22, ha partorito in quelle ore in cui il mio corpo immobile giaceva sul letto, era misterioso, e ancora una volta, parlandone, spero di capirlo meglio.

Io non sono uno dei protagonisti di questa tragedia: il sogno è un filmato, che io, in un momento anonimo e privo di dimensione, sto guardando, tornando in continuazione sui fotogrammi più ricchi di emozione.

Una prima volta osservo quella sequenza distratto: passano veloci gli occhi sull'istante che da origine alla tragedia, e solo per caso seguo il prolungarsi della vicenda, fino al suo terribile epilogo.

Ma giunto alla conclusione, volendo capire meglio le cause e l'esatta portata dell'incidente, torno a guardare, attento fin dall'inizio, la scena.

E poi, di nuovo, soffermandomi su attimi, fotogrammi specifici, continuo a disperarmi su quelle immagini, quei volti inizialmente lieti, e che presto, e io sono impotente, verranno sconvolti, e allora sarà l'angoscia a scavare quelle guance, a far invocare aiuto quegli innocenti.

Su un traghetto, una mezza dozzina di ragazzi, allegri, si preparano per una breve crociera nel lago che bagna la mia città natale.

Il cielo è sereno, e calme le acque attendono la lieta comitiva.

Sul pontile, s'attardano, fumando e chiacchierando, i membri dell'equipaggio.

D'un tratto il cielo si fa nero, si leva un vento freddo e violento, e la corda d'ormeggio viene spezzata dalla furia degli elementi, e il traghetto viene risucchiato dalle correnti lontano dal pontile.

I marinai, cercando di saliere a bordo saltando, finiscono in acqua, e a fatica riescono a salvarsi, riguadagnando la riva.

E' a bordo che si consuma la tragedia.

I ragazzi cercano subito rifugio sottocoperta: ma c'è speranza di salvezza lasciandosi in balia degli elementi?

Un coraggioso torna sul ponte della nave, deciso a governarla: attorno è però spruzzi d'acqua, e folate di vento sbattacchiano qua e la tavoli, sedie e ... e lui, arrivato al timone, non può nulla contro la furia degli elementi, e viene risucchiato dall'abisso, e il suo urlo disperato mi gela il sangue nelle vene.

Torna il sereno in cielo, e l'acque, ancora azzurre, ricompongono l'immagine del sole e delle montagne.

Il battello, miracolosamente, è approdato vicino alla riva.

Escono allora i ragazzi alla luce del sole: e sono ancora lieti, e sollevati per il rischio corso.

Ma in quell'istante in cui credono d'essere scampati al pericolo, si gonfiano di nuovo l'acque del lago, e un'onda scura s'alza minacciosa, e ingorda inghiottisce il vascello, e tutto quel che resta di quella comitiva allegra, di quella gioventù spensierata, sono piccoli pannelli di legno sulla superficie increspate dell'acque.

In barca

Sto lavorando talmente tanto da non avere per me neppure i pochi minuti che, di solito, riuscivo a racimolare tra gli impegni del giorno per scrivere.

E allora deve capitare un tempo morto, un collega con il quale vuoi parlare occupato in altre faccende, un momentaneo black out del cluster, perchè mi possa concedere, senza sensi di colpa, il piacere di una rapida scrittura.

Io amo, m'è necessario il momento della riflessione.

Penso ai volti di quelli che conosco, alle voci di chi ha voluto condividere con me una chiacchierata, uno spuntino veloce, un'attesa in una coda che avrei voluto infinita mentre le mie dita battono sulla tastiera.

Ci sono bandierine colorate che per me ormai non sono piu' semplici figure geometriche, nomi di città che hanno ora sono quelli di alcune persone.

E c'è un nome che non è piu' solo il concaternarsi di lettere, a,b,c ... ma ... è il tuo.

Ecco.

Volevo scrivere del mio sogno, di quell'assurdo incidente in barca, sulle acque scure e agitate del mio lago ...
Ma non c'è tempo ora.
Forse lo faro' stanotte, o forse mai piu'.

Ma è andata bene, anzi, ottimamente cosi.

Ti ho pensato una volta di piu': sono tornato a vedere come il tuo incontro mi abbia costretto a ridefinire una parola per me già sacra, amicizia, che per me è ora piu' estesa e profonda.

Oh, meriti ben piu' che queste poche righe buttate giu' di fretta, senza rileggere, in un pomeriggio uggioso e freddo.
Ne sono ben cosciente!
E allora vuol dire che un giorno ricomincero' da capo.
E se mi sembrerà ancora una volta insoddisfacente, ne sono certo, significherà quello che io sospetto da sempre: tu sei perfetta.

Manuale del perfetto seduttore: terza lezione: Come lusingare una donna

Gio: Ciao
Lei: 'Ciao Gio, come stai?'.
Gio: 'Sto bene, grazie. Si, fa un po' freddo ma non è un gran problema. E lascia che ti dica una cosa: non c'è bisogno di chiederti come tu stia, perchè oggi sei meravigliosa. Come sempre'.

Dentro di te, nel frattempo, pensi che non ti eri mai accorto prima di quanto dolce fosse la sua voce.

Tuesday, 15 February 2011

Suppose they forget you ...

Oggi ho discusso del mio CV con un'esperta dell'Università.

L'ha trovato non indecente: mi ha consigliato tuttavia alcune modifiche, tutte sensate, che presto adottero'.

In particolare mi ha suggerito di mettere 'references upon request', ovvero 'referenze dietro richiesta'.

Mi ha spiegato che è piu' ragionevole fare cosi anziche' scriverle esplicitamente nel CV.
Dopotutto, mi faceva notare seriamente, quel CV potrebbe essere letto mesi dopo la difesa del mio PhD, e quei nomi, quelli dei miei professori, potrebbero essere inappropriati.

Certo, perchè ...

'Suppose your professors forget you ... you may want to contact them before someone send them a message'
('Supponi che i tuoi professori ti dimentichino ... potresti volerli contattare prima che qualcuno mandi loro un messaggio').

Allora io l'ho guardata serio.

Mi sono fermato un attimo su quei due occhi azzurri, quei bel biondo che diceva semplicemente Germania ... e le ho detto, con la mia voce bassa, profonda, sensuale*.

'No one can forget me'.

'Nessuno puo' dimenticarsi di me'.

Don't you agree?

* Me l'hanno detto.**
** Me l'hanno detto degli uomini

Monday, 14 February 2011

Il metodo Moulin Rouge

Ad ogni ballerina del Moulin Rouge si spiega il 'metodo' prima di mandarla sul palco.

Sunday, 13 February 2011

Il fascino per il diverso

Tre anni fa il mio lavoro mi porto' in una meravigliosa città del sud Italia.

In biblioteca

Nella biblioteca del dipartimento di matematica c'è un libro che ormai ben pochi consultano più.

Saturday, 12 February 2011

Friday, 11 February 2011

Le parole d'amore

All'inizio c'è una parete vuota, opprimente nel suo grigio uniforme.

Quella è l'indifferenza del silenzio: una difesa, a volte, piu' spesso autentico disinteresse.

E poi, capita, arrivano le parole d'amore.

Le parole d'amore mi ricordano tessere di un mosaico: da uno lasciate cadere, o scappate fuori da una bisaccia, quella che contiene il nostro dolore, ormai logora, dall'altro raccolte e carezzate man mano che ci si vuole far conoscere e conoscere, sono infine messe assieme dall'affetto che lega due persone.

Sono baci che non conoscono lo sfiorarsi di labbra, mani che ci carezzano dentro.

Nel dizionario dei gesti non se ne trovano per quell'affetto che va oltre le consuetudini: li, allora, arrivano le parole d'amore.

Thursday, 10 February 2011

E io che speravo ...

... che Mubarak desse il buon esempio.
Però, chissà ... forse sarà il popolo egiziano a darcelo.

Quella che piace a me

E' sommamente misantropa e decisamente introversa.

Ha scatti d'ira violenti ed improvvisi, e non sopporta chi si lamenta per nulla.

E' incapace di chiedere scusa, ma sa rendersi conto dei propri errori, e in qualche modo lo fa capire.

Non deve spiegarmi quello che per lei è ovvio: se non lo fosse anche per me, non andremmo d'accordo.

E' una fiera nella gabbia che è l'umanità.

Non ha futuro*.

Come me.

* [seguirà tranquillizzante messaggio in merito che spiega il senso positivo di tale affermazione]

Wednesday, 9 February 2011

Un lavoro facile facile

A volte mi sembra perfino troppo facile.

Il mio, sia chiaro, è un mestiere serio: comporta studio accurato di ogni dettaglio, meditazione prima dell'operazione, nervi saldi durante le applicazioni pratiche, senso critico, sempre, non meno che l'essere un chirurgo, un avvocato o un imprenditore.
Diversamente da quanto si potrebbe pensare, inoltre, ho degli standard, e qualcosa di non troppo diverso da un'etica: proprio per questo, alle volte, mi sembra di rubarli, i soldi che guadagno.

Monday, 7 February 2011

Lunedi sera: io penso a te

Cara Vera,

t'avrei potuto chiamare stasera, e invece ho deciso di scriverti una lettera.

Tucidide

Una volta finito il bel libro che sto leggendo, forse scrivero' di questo ufficiale e storico Ateniese, scampato alla peste e alla distruzione della guerra del Peloponneso, attore di battaglie e autore della cronaca di quell'evento che sconvolse e impoveri' tutta la Grecia.

Oggi voglio solo ricordare, senza neppure commentarla, una sua massima.

Il segreto della felicità è la libertà.
Il segreto della libertà, il coraggio.

Sunday, 6 February 2011

Che bellezza!

Non sono salito fino alla foresta oggi: ho collocato la mia camminata in un futuro comunque prossimo, e nel pomeriggio sono tornato, per la prima volta da che è arrivato il freddo, in città.

Come ...

Bella la tua pettinatura!

No, non è sufficiente.

Ti dona quel vestito, lo sai?

Umh ... no, non mi convince.

Proviamo un po' con ...

Ti avvicini.
Quando sei di fronte a lei ti levi la sciarpa, la guardi con un misto di dolcezza e devozione e le dici solo ...

'Adesso è già primavera.'

Saturday, 5 February 2011

Dialogo di mezzanotte

[Io]
Domani, se le condizioni, fisiche le mie, metereologiche quelle del cielo, lo permetteranno, mi perderò in una delle foreste che, ora che è inverno, dormicchiano dentro il perimetro della mia città.

Al museo

Scrivo questo breve appunto dal mio ufficio.

Friday, 4 February 2011

Un ricordo triste

Ogni tanto capitava che il babbo passasse da scuola e mi prelevasse, d'autorità, per portarmi con sè a Milano.
Anche durante le vacanze estive non erano infrequenti le nostre gite a Milano, dove lui si trovava a discutere con colleghi, e io passavo un po' di tempo in una sala d'aspetto a leggere qualche fumetto, in attesa del suo ritorno.

Novità Ikea

Ci sono due ragioni, compenetrantesi a vicenda a volte, altrimenti nettamente separate, che mi spingono a scrivere dei miei sogni.

Thursday, 3 February 2011

Quando io ero bambino ...

... era così che mi emozionavo.


Immenso Oscar Wilde.

Letteratura, storia, filosofia

Sto mettendo a punto gli ultimi dettagli del mio CV.
Tra dieci giorni avro' un incontro con varie aziende e gruppi di ricerca, e per quest'occasione mi è stato consigliato di mettere una sezione dedicata ai miei interessi, oltre agli elenchi delle pubblicazioni, delle conferenze e dei corsi di specializzazione che ho seguito.

Risoluzione n. 378/b

Ci sarei potuto arrivare anche prima.

Wednesday, 2 February 2011

Il nemico

Non lasciatevi ingannare dalle apparenze.

Essere fieri del proprio paese

Io non sono fiero del mio paese, e non lo sono neppure della sua cultura, o dei tesori artistici di cui l'Italia è piena.

Thomas Mann è molto arrabbiato

Qualche settimana fa ho scritto una breve nota su 'Cane e Padrone', sottilissima novella di Thomas Mann.

Tuesday, 1 February 2011

Eziologia della solitudine

Ma quali sono le cause della solitudine?
Cosa la rende inevitabile?

L'essenza della solitudine

Lettera spedita a me stesso.

Che sogno strano ...

Vinicio Capossela: è stato il suo ultimo disco, 'Da Solo', la scelta per ieri notte.
Ne è seguito uno dei sogni piu' strani di cui abbia memoria.