Friday, 9 December 2011

Una casa abbandonata

Ho pensato molte volte di ambientare un racconto, o almeno parte di esso, in una casa abbandonata.

Nei ricordi della mia infanzia, d'altra parte, ce n'è più di una, ed ognuna carica di quei misteri che l'ingenuità elargisce con generosità infinita, e sicuramente spropositata.

In particolare mi viene in mente che vicino al fiume, proprio dietro la chiesa, tra il vecchio lavatoio e la discarica, immediatamente più in la del ponte, c'era un grande rudere, un edificio imponente nonostante un prolungato degrado.

I vecchi, ormai non uno di loro è in vita, dicevano a noi bimbi che i nazisti avevano torturato dei partigiani nei sotterranei, e che da allora i proprietari che si susseguirono nel dopoguerra non riuscirono o non vollero mai affittare l'edificio.

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Quello che vede Dirk
...

Vetri rotti alle finestre, schegge aguzze per terra, sporcizia in ogni angolo e macchie d'umidità alle pareti, fanno da macabro contorno, nello spazio antistante l'entrata principale, a quel che rimane del cadavere di un piccolo animale e un vecchio catorcio d'automobile mezzo distrutto e divorato dalla ruggine.

Nonostante una grossa catena alla porta d'ingresso, e forse spinti proprio da questo, in molti sono riusciti a varcare l'ingresso di quella magione ... o almeno, e la cosa è assai differente, parecchi dicono di averlo fatto.

Di tossicodipendenti, questo è certo, molti hanno trovato rifugio, o semplicemente un attimo di segretezza, nel catorcio, al riparo di una parete, o dietro uno dei tanti cespugli di cui l'incuria ha disseminato quello che un tempo fu un cortile, e lo testimoniano le numerosissime siringhe e i lacci emostatici sparsi un po' ovunque.

La prima casa abitata, salendo per un vicolo stretto e ripido, ha inferriate alle finestre e le tapparelle quasi sempre chiuse, e vi vive un tizio strano, un gattaro che si dice osservi sempre tutto con attenzione, e faccia uso dei suoi animali per catturare l'attenzione dei bambini.

Si dice che la voce incessante della cascata abbia coperto tante volte i lamenti delle povere vittime dell'orco, e che la corrente impetuosa porti via, giù fino al lago, quel che resta di piccoli corpicini straziati.

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Quello che dice Chester
...

'Queste sono solo chiacchiere, Dirk'.

Perplesso, l'ispettore Robert Chester, sprofondato nella sua poltroncina da mediocre ufficiale di polizia in attesa da sempre di un avanzamento di carriera, con le dita unte di fritto e zucchero, legge innervosito il report del suo agente Dirk Dickens.

'Ma capo, ho ragione di credere ...'.

'Lasciamo finire'.

Riguadagnata una posizione da bipede dotato di spina dorsale, Chester, buttato giù un sorso di caffè nero e bollente, tira fuori da un cassetto della sua scrivania un paio di fascicoli colorati e un numero di foglietti volanti.

Inforcati gli occhiali, guardando Dickens attraverso la fessura tra le lente il sopracciglio superiore e leggendo abbassando lo sguardo, continua ...

'Abbiamo un paese sperduto nel nulla di 3500 abitanti Dirk ... ah, siediti pure ... e quattro casi di omicidio in due mesi. Le vittime, non sono nè bambini nè tossicodipendenti, ma l'assistente del parroco, il barbiere, il titolare del negozio di confezioni e una vecchia vedova. Siamo nei guai fino al collo, con la stampa che spara a zero sulla polizia che non sa cavare un ragno dal buco e tu mi vieni a parlare di ruderi abbandonati e chiacchiere?'.

'Mi lasci spiegare. Vede, io ho notato che ...'.

'Silenzio. Sono io che comando qui, e ti proibisco di continuare in quella direzione. Vai, per Dio, e interroga ancora i conoscenti delle vittime, tenta di capire cosa possa legare quei quattro cadaveri, cerca un indizio, o inventatene uno, ma portami qualcosa da dare in pasto alla stampa! Siamo intesi? Guarda che questa è l'ultima volta che voglio sentirti delirare, chiaro?'.

'Sissignore'.

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