Friday, 9 December 2011

Sons of Anarchy

Non sono solito parlare di serie televisive, anche perchè se lo facessi finirei per blaterare soprattutto di sceneggiati custoditi in nastri sepolti in teche stipate su scaffali polverosi e deserti, o commedie inglesi forse mai giunte in Italia.

Le inchieste del commissario Maigret, interpretate dal grande Gino Cervi (qui lo vediamo alle prese con l'immenso Arnoldo Foa), Yes Minister, Rumpole of the Bailey, The Fawlty Towers, e, meno incisive per quanto divertenti, le più note Friends, o The Big Bang Theory rappresentano gran parte della mia conoscenza in merito.

Poi ci sono i Sons of Anarchy, dei tipacci che mi ha presentato la ragazza cattiva.



Lo show è di una violenza senza pari, e sulle prime davvero ho fatto fatica a seguirlo, poichè trovavo insopportabile come morte, angoscia, tradimento, sesso, menzogna, brutalità, fossero parte non biasimata della quotidianità dei protagonisti.

Nonostante alcune ovvie mancanze, l'intreccio è fin troppo gravido di colpi di scena insulsi, il regista dello show riesce nel suo intento: mostrarci il punto di vista del criminale, ma non per portarci a parteggiare per lui, ma solo per scoprire come unica la dinamica degli eventi umani.

Non c'è assoluzione quasi per nessuno.

Non v'è ne è neppure l'ombra per gli assassini a sangue freddo, non per gli speculatori, non per i corrotti e nemmeno per i tutori della legge.

Ma non v'è neppure colpa per chi è nato già in movimento, già destinato ad un'esistenza di vizio, collera, brutalità.

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