Tuesday, 20 December 2011

Ormai ne parlo solo al passato

Di quello che è stato il più caro amico, ormai parlo solo al passato.

Non ha perso una delle sue qualità eccezionali, forse solo lievemente atrofizzate da una vita regolare e più tranquilla, ma è uscito dalla mia esistenza un giorno, per non rientrarvi mai più.

Se questa affermazione suona un po' presuntuosa e sciovinista, è perchè la logica mi impone certe scelte lessicali.
Metaforicamente, direi piuttosto che ha strappato me dalla mia esistenza, impedendomi di rientrarvi per sempre.

E' successo all'improvviso, come lo spegnersi di una candela ad uno spiffero, come l'alternarsi del giorno e della notte su un pianeta senza atmosfera, che non conosce le speranze delle dita rosate dell'aurora, nè la malinconia dell'infuocarsi del cielo al tramonto.

E' successo nel modo più brutale: esprimendo inequivocabilmente la differenza tra necessario e superfluo, tra ambito e accessorio.

E' successo barattando una briciola, eventuale, remota, per il tutto.

Poche parole, forse uno le avrebbe perfino trovate divertenti, ed io, che mi ero illuso, scioccamente, di avere un amico o almeno qualcuno che di me avesse una profonda conoscienza, mi ritrovavo di fronte ad un estraneo.

Una battuta, un vago riferimento a Daria, ed era evidente: avevo sbagliato completamente. Non era neppure crudeltà, la sua, era piuttosto una legge di natura, e mi convinco ormai che come ogni legge di natura sia universale.

'Per te io da oggi sono morto' gli dissi, tornando in ufficio dopo esser dovuto correre in bagno a rinfrescarmi un poco per non svenire, era Giugno e quello shock mi aveva fatto vacillare perfino fisicamente, e i mesi successivi, passati senza scambiarsi una parola, e quelle vuote, di circostanza e convenienza che seguirono poi, per cessare di colpo alla partenza, testimoniano non una volontà infantile, ma un dato di fatto.

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