Sunday, 4 December 2011

L'assassino e il vampiro

Stanotte ho fatto tanti e tali sogni che ancora di più ora l'attività onirica mi sembra soprattutto un ritornare sulle vicende vissute di giorno per esplorarne quelle variazioni che lo scorrere uniderizionale del tempo ci impedisce di indagare.

Poche scene di un fumetto, le parole scambiate con un amico, uno sciocco particolare privo di importanza diventano parte portante, incipit o punto chiave in quella dimensione dove conosciamo, almeno a volte, una consapevolezza e una lucidità altrimenti non raggiunta.

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Da anni non è ormai che un passatempo, e tuttavia capita che in situazioni particolari di nuovo mi appassioni ad un videogioco, spesso per la sua capacità proprio di disseminare di suggestioni i miei istinti.

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Un compito da macelleria mi è stato affidato: uccidere quel tale, un vampiro, che in una locanda sperduta nel nulla è solito ospitare viandanti, giramondo, dai quali esige un pagamento non concordato e terribile.

Ha commesso l'errore di aver pasteggiato del figlio di un ricco mercante straniero, il quale non ha esitato a rivolgersi a un sicario per farsi giustizia, o meglio cercare vendetta.

Mi è stata raccomandata la massima prudenza: vive con questo mostro una donna, pure vampiro, che sicuramente non sarà insensibile alla mia violenza.

Queste le premesse, più o meno, e lo svolgimento delude, per mancanza di tensione tragica, quello che avevo immaginato.

Se nell'azione di gioco tutto è semplice, arrivo alla locanda, confronto il vampiro, questi mi minaccia e quindi attenta alla mia vita, e infine io dunque rispondo alla sua offesa finendo per coinvolgere nella carneficina anche la sua donna, nel sogno ho la possibilità di dare un senso diverso e più vero a questa che, pur nella sua semplicità, è dopotutto un'idea ...

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Salgo lentamente lungo un sentiero accidentato, in una notte che la luna rende simile al giorno, carico di morte e veleno.
L'esercitare le virtù dell'assassino a lungo mi ha reso silenzioso e letale con il pugnale e l'arco, e così quasi invisibile mi avvicino alla baita spartana dove vivono quelle che saranno presto le mie vittime.
La vegetazione fitta tutt'attorno, cespugli e piccoli alberelli prolungano il bosco fin a pochi metri dalla baita, offre un nascondiglio perfetto, e così, parte delle notte, celato li osservo.
Ogni assassino prende le giuste precauzioni prima di portare a termine il proprio contratto: nel caso la vittima disegnata sia temibile, nel caso in cui si vogliano evitare testimoni, nel caso in cui si voglia essere sicuri dell'esistenza di molteplici vie di fuga ... sempre è saggio farsi un'idea precisa del luogo del proprio intervento.

E così, se la Madre Nera che mi ha affidato questo compito mi vedesse, sicuramente sarebbe compiaciuta della mia professionalità.

Ma che delusione se sapesse quello che agita il mio cuore.

Eccole, le mie vittime.

Seduti su una panchina, un uomo e una donna che si amano, dopo una giornata di lavoro, mano nella mano guardano le stelle, e forse pensano al futuro, e dentro magari malediscono quella necessità di uccidere che la loro condizione impone loro.

Io sto per porre fine a tutto questo.
Al male di un assassino, di un vigliacco che uccide a tradimento, ma anche a quell'amore, seguirà un lutto indicibile.

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Da questa distanza per me sarà un gioco da ragazzi.
E' da anni che offro i miei servigi all'oscura volontà della confraternita, e non ho mai deluso: la mia abilità di arciere è leggendaria, e la scelta di quest'arma che colpisce da lontano, forse, dice di me qualcosa di inconfessabile ...

Una singola freccia, e gli trafiggerò il cuore.

Scelgo con cura il dardo, e ne strofino la punta in un panno intriso di sostanza venefiche, letali per i figli di Dracula.

Tendo l'arco trattenendo il respiro, e lascio che sia poi la meccanica a fare il resto.

Un sibilo, non si accorgerà di nulla, penserà forse a una libellula o una zanzara, neppure volgerà lo sguardo ...

Un sibilo, ed è colpito a morte.

E' subito a terra, in un lago di sangue.

Il lavoro è finito, ma non scappo nella notte, come la Madre Nera mi ha insegnato.

Resto a pagare per il male che ho fatto.

Vedo la sua donna, disperata, prendere quel corpo senza vita tra le braccia, estrarre la freccia, cercare in qualche modo di rianimare ciò che è già un cadavere.
E infine baciarne le labbra, prima che diventino fredde mucose, e poi polvere.

No, così è insopportabile.
Non va bene, deve andare diversamente!

Per una volta, almeno.
Per questa volta.

Lascio le armi nascoste nella macchia, traendo dalla bisaccia solo poche cose, e scendo verso l'ostello, come un viandante qualsiasi.

Mi accolgono lieti, già immaginando una preda facile, inattesa per quell'ora della notte.

Sto correndo un grosso rischio: a un loro attacco, difficilmente potrei sopravvivere in queste condizioni, e la mia unica salvezza sarebbe la fuga.

Gioco d'astuzia, improvvisando e bleffando.

Li affronto all'aperto, e senza dilungarmi troppo in convenevoli.

'Io so chi sei', e guardo fisso negli occhi il vampiro.
'Tu sei un vampiro'.

Come mi aspettavo, questa accusa avvicina i due, che fanno fronte comune alle mie affermazioni che, se rese di dominio pubblico, significherebbero persecuzione certa per loro.
Tanto più prossima a lui si sentirà, e tanto più cocente sarà la delusione ... e più intenso l'odio.

'E so che sei stato tu a contagiare della tua condizione questa donna'.

Non ne ho idea, in verità.
Il mio è un azzardo totale.
Fingo freddezza e sicurezza, ma dentro ogni istante dura in eterno, nell'attesa di un cenno, un cedere d'incertezza o un assalto ...

Ecco, finalmente l'antagonista commette l'errore.

Si mostra vulnerabile, incapace di ribattere a quell'affermazione con efficacia.
Questo basta a far sorgere un vago sospetto alla sua donna, e quindi maturare una tremenda consapevolezza: l'uomo cui ha giurato amore, è colui che l'ha portata a condurre una vita di violenza, inganno, ipocrisia.

Scoppia una lite tra i due, che ormai giocano a carte scoperte.
Ammette, l'uomo, le sue responsabilità, e anzi dopo un tentativo di riconciliazione, diventa violento, rapace.

Mi allontano che stanno già confrontandosi con malefici e pugnali, e lascio, senza che nessuno mi veda, per terra un plico.

Torno nella macchia.
Prendo il mio arco d'ebano e d'oro, e una singola freccia, intrisa del veleno più tremendo che l'uomo abbia mai sintetizzato per proteggersi da quelle creature maledette.

Un sibilo, e il bastardo cade a terra, morto.

La donna, ferita, guarda verso il bosco, e di disperazione risuona la sua riconoscenza.

Certo, è salva, ma ora?
Come affrontare una vita di pervesione necessaria?

Estraggo un'altra freccia dalla faretra.
E' un oggetto magico che non porta morte, ma disegna una scia luminosa nel cielo.
Si conficca a pochi centimetri dal plico che avevo nascosto prima di andarmene.

Si avvicina, la povera creatura, e ne estrae una pergamena e degli oggetti magici.

Li è descritta la procedura, dolorosissima e potenzialmente mortale, per guarire dalla sua condizione terribile.
Li sono tutti gli ingredienti e le indicazioni necessarie per potervi riuscire.

Rientra in casa, portando con se il plico.
Ne esce dopo pochi minuti, con un grosso zaino, vi immagino le provviste necessarie per giungere al santuario di cui si parla nella pergamena, e grandi speranze e grandi paure per il futuro.

Un grande fuoco brucia nella notte.
Avvolto nelle fiamme, si sbriciola quel luogo di perdizione e inganno, e sembra che le anime dei defunti danzino tra le braci ardenti.

E così, mentre una donna comincia un cammino di dolore e salvazione, uno spietato assassino oscuro, nella notte, l'osserva da lontano, soffrendo e redimendosi con lei.

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