Saturday, 31 December 2011

L'angoscia dell'incomunicabilità

Che sogno terribile, stanotte.

In qualche modo, vengo a conoscenza di una notizia terribile: dei criminali travestiti da agenti di polizia si presenteranno presto a casa di mia cugina Asia, e fingendo un arresto la rapiranno a scopo di estorsione.

E' già notte, e non c'è modo per me di poter contattare le forze di sicurezza: l'unica cosa che posso fare è dunque raggiungere l'abitazione di Asia, e metterla in guardia di persona.

Scendendo una ripida collina, ad ogni passo temo di inciampare in una radice o di scivolare su una lastra di ghiaccio, raggiungo una villetta dove mi aspetto di trovare mia cugina.

E'però tutto buio e silenzio, e disabitata, quella casa, fa scendere su di me i peggiori sospetti.

Con un pugno rompo un vetro ed entro da una finestra del salotto.

Mi guardo attorno, e tutto sembra in ordine: le fotografie delle bambine sulle mensole, i libri, i quadri dipingono un'immagine di idillio e serenità.

Sto per andarmene, quando un frastuodo improvviso cattura la mia attenzione: una allegra comitiva si sta avvicinando, e punta proprio alla porta d'ingresso, che si spalanca, e nei corridoi e nelle stanze si riversa una quantità di giovani, tra i quali riconosco Asia.

Cerco di raggiungerla, di parlare con lei: ma è come ubriaca o drogata, e non riesco a comunicare con lei.
Molti dei ragazzi, suo marito, ad esempio, sono egualmente confusi, e io dispero di fallire nel mio compito.

Uno ad uno, interrogo gli ospiti: finalmente una ragazza mi indica il miglior amico di Asia, un tizio grassoccio e tranquillo, non inquinato dai fumi dell'alcool o della droga.

Gli chiedo di seguirmi in un luogo più intimo, dove discutere in segretezza: prima ancora di iniziare il discorso, mi confessa lo stupore di vedere Asia e gli altri in quelle condizioni, e aggiunge di essersi fatto l'idea di un avvelenamento in proposito.

Ecco, adesso tutto è chiaro: i criminali l'hanno narcotizzati tutti quanti, per semplificare il proprio delitto.

Cerco di raggiungere la porta, dove già sento bussare violentemente, ma nella confusione mi sono impediti i movimenti.

E l'ultima cosa che vedo, sono quei farabutti in uniforme che portano via la loro vittima.

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