Monday, 5 December 2011

Il tetto del mondo

Di fronte a me, come onde increspate di un mare in tempesta, pietrificate in un istante di gelo, le cime aguzze ed aspre delle piu' alte vette del mondo.

Le domino, che' tra tutte sono proprio su quella piu' vicina al cielo.

Non sono solo.

Accanto a me, zio Carlo, che davvero ha raggiunto alcuni dei luoghi piu' inaccessibili della terra, e i cui racconti fin da che sono bambino hanno popolato i miei sogni.

La presenza di un uomo che ha visitato il mondo, e che ha sempre potuto far affidamento su di una forza e una scaltrezza fuori dal comune, costituisce come un contorno che si stringe attorno a me, obbligandomi a una riflessione.

Mi rendo conto che in verita' io non vedro' mai quella bellezza, che la mente riesce solo ad immaginare, e che per forza di cose l'esperienza sensoriale renderebbe piu' profonda anche perche' piu' estrema, angosciante.

Un dito che sanguina, nel sogno, non mi preoccupa, e invece so bene che un evento simile, e un rimedio improvvisato che sarebbe opportuno nelle condizioni di normalita', porterebbe a traumi severi, ustioni, escoriazioni e infezioni mortali.

Poco sotto di noi, dalla cima di un altro picco, vedo comparire zio Federico.

Ora ha piu' di ottant'anni, e se pure non abbia viaggiato quanto Carlo, ha con la montagna un rapporto piu' fedele, costante e, benche' limitato nello spazio, diretto.

Da tempo ormai per lui le scalate in cordata sono solo un ricordo, e da lunghi anni i boschi ombrosi si sono sostituiti ai sentieri accidentati, e presto saranno i parchi a delimitare l'orizzonte delle sue camminate, e infine sara' solo il giardino, quando perfino le scale per salire in camera da letto saranno una prova troppo faticosa.

La voce allarmata della zia, la sento attraverso la radio, lo prega di stare attento, di non fare quel salto che i suoi movimenti lasciano intendere si stia accingendo a compiere.

Io sono esterefatto: ho capito che davvero vuole lasciarsi cadere nel vuoto per 4 o 5 metri.

Certo, ci sara' le neve ad attutire la sua caduta, ma l'impatto sara' comunque tremendo.

Non riesco a decidermi su come agire: urlando a squarciagola, potrei peggiorare la situazione, provocando magari una valanga, e precipitandomi verso di lui potrei cadere in un crepaccio, e non riuscirei comunque a raggiungerlo in tempo.

Ancora sto pensando, e lui si butta.
Trattengo il fiato: dura tutto un istante, ma l'angoscia svanisce presto.
Dopo un attimo di immobilita', sorprendentemente, si rianima.

Dice qualcosa in dialetto, sembra lamentarsi di non esser riuscito a fare il salto come era solito fare da giovane, ma si rialza, senza nessuna incertezza.

Si mette a posto il giaccone, quindi inforca un paio di sci e scende a valle.

2 comments:

  1. Hai finito di cambiare vestito a sto blog? Penso sempre di entrare nel posto sbagliato.
    p.s. Oggi c'ho tanta voglia di riempirti di botte!!! ;)

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  2. E' cosi' che funziona tra chi si vuole bene davvero :-)
    Ciao amica mia bellissima <3

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