Thursday, 8 December 2011

Il senso di un sogno

Quanto gravida di immagini e' stata la notte!

Dall'esterno, erano di sottofondo la voce roca, ruvida, increspata di Louis Armstrong, e soprattutto lo sbattere violento del vento infuriato su finestre e tegole, il suo insistere su rami ormai spogli come su corde di uno strumento musicale ormai stonato, e dentro s'agitavano i pensieri, le emozioni fortissime di questi giorni grondanti di dolore e bellezza.

Il primo sogno mi porta davanti al portone della mia casa in Italia.

Con Fede sto camminando in direzione dello stradone, e mi piace usare ancora oggi questo termine che allora indicava la provinciale, il limite superiore del nostro mondo che in quei tempi era un arcobaleno di vezzeggiativi, diminutivi, filastrocche, un po' simile ad un piatto semplice e spartano, ma contaminato da mille spezie, prefissi e alterazioni, facili ad impressionare un bimbo.

Quando arriviamo all'altezza della casa della vedova Pieroni, una pettegola impicciona custode di mille segreti e a conoscenza di ben poche verita', una gioia infinita mi pervade l'animo.

Li, dove c'e' da sempre asfalto, s'alzano ora quattro canne di bambu', e la portata della mia felicita' si spiega solamente nel significato che per me ha quel vegetale.

Da bimbo, prima che mi ammalassi, nel grande giardino di famiglia con un amico avevamo costruito una sorta di capanna, o rifugio segreto, in mezzo ad un infinita' di canne di bambu'.

Proprio in coincidenza con la malattia, il giardino venne diviso tra i diversi proprietari, ed io fui escluso per sempre, da ambo le parti e nello stesso istante, da quell'oasi di pace e tranquillita'.

Per anni, dalla parte che era rimasta a noi, cercai di individuare gli alberelli dell'infanzia, ma la miopia severa non mi restituiva che contorni sfuocati, ed era solo camminando per il vicolo che costeggiava il giardino che potevo ritrovarne, nelle foglie cadute, l'esistenza ormai trapassata.

Gioire per un alberello ...

Forse in quell'istante e' tornato il vento a ringhiare, e nel sonno pure s'alza una folata formidabile. Si piegano allora le pianticelle, ed io tremo dentro. Quando torna la calma, tutto e' come prima, e l'elasticita' di uno stelo ha vinto la barbaria dell'elemento.

Ma questo non e' una storiella d'Esopo, ed e' triste il finale.

La Pieroni, dal davanzale ci ha spaiti fino a quel momento, si fa beffe di me.
Mi consiglia di osservare con piu' attenzione la scena.
Ed e' solo allora che mi rendo conto che le canne non sono piantate in un'aiuola, ma spuntano dalla terra che dei lavori in corso, temporanei, hanno restituito alla luce, liberandola dall'asfissia dell'asfalto.

Vedo bene la situazione ora: sicuramente presto, per il solito parcheggio, l'ingordigia umana riuscira' dove ha fallito la furia del vento.

Sono stato poi un giocatore di pallone, ed avevo delle scarpe nuove, lucide ed eleganti.

Danka ancora una volta e' tornato a trovarmi, e anche se so bene che e' solo per un giorno, sono nel sogno convinto che davvero i morti, perfino gli animali, abbiano ancora accesso al mondo dei vivi, seppur solo per poche ore.

Nelle ultime immagini, un operaio, imprudentemente, saliva una scala senza rendersi conto di molti pericoli incombenti, e colossali colonne corinzie di marmo con inserti di topazio, si sostituivano a quelle semplici, doriche e di granito, del cortile.

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