Tuesday, 20 December 2011

I pensieri del giorno

Ma il sogno è sede di paradossi e terreno fertile di stimoli impercettibili, dopotutto anche quando viviamo serenamente la veglia capita di incontrare l'angoscia nella dimensione onirica, e quindi non quanto i pensieri del giorno ti perseguita.

Razionalmente, da sveglio, torni a quegli istanti.

Vedi la sequenza di minuti, ore, giorni che l'hanno preceduto, e mediante un procedimento dicotomico ne individui le infinite unità, ed infine ti domandi: ma è possibile che con tutto questo tempo a disposizione, tu non ti sia reso conto del male che mi avresti arrecato?

Dopotutto Sergio, nei suoi ragionamenti, era spesso severo con gli altri, e con la loro attitudine alla superficialità, che è ciò che porta a comportarsi senza riflettere sulle circostanze e le conseguenze delle proprie azioni.

Lui, il campione della ragione, era invece un'alcova della sensibilità e dell'empatia.

L'offesa di uno sconosciuto mi ferisce.
E' il sinonimo della perfidia umana, dell'insofferenza per il diverso, nel mio caso del deforme.

Ma è davvero la morte dentro quando scopri che chi ha familiarità con le storture, i vicoli ciechi, le reti di protezione del tuo animo, ne fa uso per entrarti nel profondo, e li, dove sei innocente, indifeso, fragile, porta il male.

Il suo male, quello che non è riuscito a contenere.

Quando abbiamo cercato di ripristinare un minimo di comunicazione tra noi due, innalzando un artefatto osceno, privo di sostanza, mi ha confessato che, semplicemente, era giunto a un livello in cui 'non ce la facevo più'.

Non si è salvato nessuno di quel mio passato.

Raffreddai immediatamente i rapporti con ogni fottuto umano che conoscessi.
Dopotutto Sergio estendeva la fottuta umanità del cazzo, che già odiavo con sommo profitto, a tutta una categoria di individui nei quali avevo scioccamente sperato di trovare dei simili.

Dei ed eroi inutili come me.

Con gli anni, avrei riallacciato un rapporto profondo solo con mia sorella e Luca, l'amico ritrovato di cui ho parlato già altre volte in questo diario.
Loro due sono le uniche due persone che ho messo a conoscenza di questo mio diario, perchè ad un certo punto sentii di dover loro delle spiegazioni.
Spiegazioni per i silenzi di mesi, per l'intrattabilità, per la stanchezza e l'odio per la vita.

Proprio recentemente ho sentito entrambi.
Mi invita come da tradizione a cenare con la sua famiglia Luca una delle sere di dicembre che trascorrerò in Italia, e mia sorella, contenta, emozionata, mi chiede pareri su un futuro che è tutto da costruire.

Aspettavo la mail del mio amico.
Per i suoi figlioli, avevo pensato a un regalo di Natale meraviglioso, e mi rammaricavo che non sarei riuscito a realizzarlo per mancanza di tempo.
Mi vedevo già giù in strada, davanti al portone di casa nostra dove, negli anni, mi è venuto a prendere, prima in Vespa, compagno di scuola, poi in auto, studente universitario, e ancora uomo, e infine padre.
Li a sinistra, sotto i citofoni, c'è una bella placca metallica in ottone, con il nome di mia sorella, e quello della sua professione.
Mi capita spesso di darle una lucidatina con il fazzoletto, e sono carezze per lei.

Vi amo.
Amo un sacco di gente in verità, perfino quel disastro umano di Sergio, e un po' di affetto penso di provarlo anche per una ragazza un po' stupida come Daria.

State lontani.
Lontanissimi.

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